Ci sono mondi ancora da esplorare… sul nostro pianeta (1° parte)

Da sempre l’uomo ha dimostrato la sua forte propensione alla scoperta, alla conquista che lo hanno spinto in ogni luogo del nostro pianeta, ad ogni latitudine, tra i deserti, negli oceani e sulle vette più elevate. La conquista dell’aria ha fatto il resto ponendo l’attenzione e l’interesse sempre più in alto, oltre l’atmosfera terrestre, nello spazio e sulla luna.

Ad oggi le frontiere dell’esplorazione convergono su ambiziosi e costosi obiettivi extraterrestri, facendoci dimenticare quel che ancora resta, se resta, da esplorare del nostro pianeta, la nostra casa. Il primo uomo ad avere la fortuna ed il privilegio di vedere con i propri occhi la Terra da molto lontano, nel suo insieme e nella sua “rotondità” fu Yurij Gagarin, cosmonauta sovietico che nel 1961 portò a termine con successo la propria missione divenendo il primo uomo a volare nello spazio. Il primo sguardo verso il nostro pianeta lo portò ad una nuova consapevolezza che espresse a tutta l’umanità attraverso semplici parole: “la Terra è blu. […] Che meraviglia. E’ incredibile. […] Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere ne confini.”

I record

Torniamo dunque sul nostro bel pianeta e alle sue storie esplorative. A salire la vetta della montagna più alta del mondo furono il neozelandese Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay , che raggiunsero gli 8848 m di altitudine della cima dell’Everest nella catena dell’Himalaya il 29 maggio del 1953 grazie all’uso di bombole d’ossigeno. Il record negativo invece è di 10 994 metri sotto il livello del mare e fa riferimento all’abisso Challenger, il punto più profondo presente nella fossa delle Marianne, la più bassa depressione oceanica conosciuta al mondo localizzata a nord-ovest dell’Oceano Pacifico, tra Giappone, Filippine e Nuova Guinea. A raggiungere (quasi) tale profondità fu la spedizione del batiscafo Trieste della U.S. Navy il 23 gennaio del 1960 con a bordo il tenente di vascello Don Walsh e l’esploratore e ingegnere svizzero Jacques Piccard.

Il sottosuolo

Se a questi 2 record aggiungiamo le affascinati e severe spedizioni artiche ed antartiche che hanno raggiunto i poli potrebbe sembrare che ogni luogo sul nostro pianeta sia stato scoperto o comunque sia oramai raggiungibile grazie anche alle moderne tecnologie… Invece non è proprio così, anzi esiste un mondo inesplorato e misterioso le cui dimensioni sono sconosciute e che possiamo solo immaginare; stiamo parlando di quello che si potrebbe definire il mondo della notte e che si trova in ogni continente, ben nascosto sotto la superficie terrestre. I complessi studi, le ricerche e le moderne conoscenze dell’uomo nelle scienze della terra e nelle scienze geologiche ed idrogeologiche hanno messo in luce le dinamiche di genesi ed evoluzione della crosta terrestre ed il ruolo dell’acqua che, compiendo il suo ciclo, è la protagonista dei processi di formazione del misterioso mondo ipogeo. Stiamo parlando ovviamente di abissi e grotte scavate nella roccia o nel ghiaccio, a volte parzialmente allagate o completamente sommerse per la presenza di falde acquifere, ed in altri casi sviluppate sotto il livello del mare.

Il ruolo di esploratore, pioniere e scopritore di questo inospitale mondo è ricoperto dallo speleologo e dallo speleosub che equipaggiato di casco, luci, corde ed altro materiale tecnico specifico è in grado di muoversi all’interno di ogni cavità e lo fa lavorando in squadra per motivi di logistica e sicurezza.

L’intero insieme delle cavità ipogee del nostro pianeta costituiscono il vasto e per la maggior parte inesplorato “continente buio” che nasconde e conserva sorprendenti forme di vita e formazioni mineralogiche. Il sistema ipogeo denominato Mammoth Cave, situato in Kentucky (USA) presenta uno sviluppo di oltre 600 km di gallerie esplorate e la grotta Krubera, situata in Abkhazia nella regione caucasica, con i suoi -2197 m è l’abisso conosciuto più profondo al mondo. Sistemi ipogei così vasti e profondi richiedono viaggi di settimane per essere esplorati e ad oggi sappiamo che le esplorazioni speleologiche degli ultimo 50 anni hanno portato, nel loro insieme, alla scoperta di 30.000 km di cavità sotterranee. E’ un numero veramente grande, ma le stime dei geologi dichiarano che la parte che resta da esplorare della “regione carsica globale” è di oltre 10.000.000 di km, e ciò significa che per ogni metro di cavità visitata ci sono ancora decine di chilometri di passaggi inesplorati. La “regione carsica” può essere considerata come un continente senza fine e che l’uomo non sarà mai in grado di esplorare totalmente.


Per scoprire di più sul mondo delle grotte, l’origine, le esplorazioni, gli animali adattati all’oscurità e per vivere la prima vera esperienza da speleologo esploratore è possibile partecipare ad uno dei nostri eventi organizzati presso la Grotta del Buso della Rana a Monte di Malo (VI), la più grande del Veneto:

Qui puoi leggere la seconda parte del blog


Le informazioni e i dati sono tratti da:

Wikipedia, l'enciclopedia libera.

TED Talks di Francesco Sauro (YouTube)


Le immagini:

Tratte liberamente dal WEB.

Archivio Sandro Sedran.

Archivio Biosphaera s.c.s.

 

Testo di Alessandro Martella - Biosphaera