Giovanni Demio e la Maniera moderna - La nuova mostra a Schio

Esiste un posto, in Africa, dove la biodiversità è talmente elevata che ancora oggi è possibile scoprire specie nuove di mammiferi, e dove i discendenti degli elefanti hanno dimensioni di poche decine di centimetri.

Dal 2013 le Guide Biosphaera esplorano questi luoghi affascinanti e selvaggi.

 

Avete presente quel gioco, dove io dico una parola e dovete dirmi la prima cosa che vi viene in mente?

Bene allora incominciamo.

La parola è… Africa!

Ben pochi di voi, ne sono certa, hanno pensato a rigogliose foreste e a fiumi e cascate dove poter fare il bagno. Questo perché pochi sanno che esiste una regione dell’Africa orientale, in Tanzania, che ha assunto addirittura il soprannome di “Galapagos d’Africa” a causa dell’enorme biodiversità presenti nelle sue catene montuose, che ospitano una delle più antiche foreste primarie al mondo.

Sto parlando della catena dei Monti Udzungua, una catena montuosa della Tanzania che occupa un’area di 10.000 kmq e rappresenta “l’isola” più meridionale di un “arcipelago montano”, l’Eastern Arc, che si estende dal Kenya meridionale (Taita Hills) a est fino al centro-sud della Tanzania. Questo sistema montuoso è composto da una serie di antichissime rocce cristalline disposte lungo un asse NNE-SSW, i cui picchi più elevati superano i 2700 m sul livello del mare.
L’Eastern Arc è geologicamente una regione più antica delle montagne vulcaniche del Kilimanjaro, del Meru o delle Southern Highlands (i rilievi a sud dei Monti Udzungwa) e si stima abbia tra i 20 e i 30 milioni di anni, per questo motivo molti elementi della fauna e della flora attuali sono ritenuti relitti del Miocene. Grazie alla persistente stabilità climatica, le foreste dell’Eastern Arc sono divenute rifugio per specie di organismi molto antichi e al contempo anche luogo di speciazione. Pertanto, i gruppi biologici dell’Eastern Arc contengono sia paleoendemismi, ossia organismi viventi con storia evolutiva antica, sia neoendemismi, cioè organismi con origine recente.

L’Eastern Arc è caratterizzato dalla presenza di foreste umide e praterie d’alta quota e comprende il gruppo di foreste montane definite del “Tanganika-Nyasa”, che rientrano in uno dei 34 hotspot di biodiversità mondiali. Questo si estende lungo un sistema frammentato di montagne e altopiani dell’Africa Orientale attraverso una serie di diverse tipologie forestali, dalla foresta umida sempreverde tropicale e subtropicale, alle praterie e boscaglie montane.

Le foreste dell’Eastern Arc sono quindi, dal punto di vista della biodiversità, una delle aree più importanti al mondo. Sono endemiche dei massicci montuosi dell’Eastern Arc 93 specie di vertebrati di cui 20 di Uccelli, 9 di Mammiferi, 28 di Rettili e 36 di Anfibi. Altre 74 specie risultano quasi endemiche di tali montagne, trovandosi anche nelle regioni limitrofe: 29 specie di queste si rinvengono anche nelle foreste costiere di bassa quota, 43 nel gruppo di foreste montane del sistema Tanganyca-Nyasa del Rift Meridionale, e 13 sulle giovani foreste delle regioni vulcaniche dalla Tanzania Settentrionale e del Kenya. Per quanto concerne le piante, 800 specie di piante vascolari sono endemiche o quasi endemiche, di queste 68 sono specie arboree, molte delle quali minacciate a rischio di estinzione. Fra le briofite sono note 700 specie di cui trentadue endemiche. La maggior parte delle forme endemiche dell’Eastern Arc è costituita da specie di foresta fitta, anche se si rinvengono altri taxa di prateria, aree rocciose, acquitrini e ambienti di boscaglia.
All’interno dei Monti Udzungwa è concentrata una porzione rilevante della biodiversità dell’Eastern Arc, che infatti risultano supportare l’area maggiore di foresta umida e la più grande diversità di mammalofauna dell’ Eastern Arc.

Solo in quest’ultimo paio di anni sono stati scoperti una specie di toporagno, Congosorex phillipsorum, (Stanley et al.2005), un nuovo genere di primate, Rungwecebus kipunji (Jones et al. 2005; Davenport et al. 2006) e una nuova specie di toporagno elefante Rhynchocyon udzungwensis (Rovero et al. 2008), appartenente all’ordine dei Macroscelidi che include 16 specie endemiche dell’Africa.
Purtroppo la storia recente sta mettendo in pericolo il permanere delle foreste umide nei massicci montuosi dell’Eastern Arc. Durante il periodo coloniale larghe aree delle foreste e delle praterie montane erano state adibite a coltivazioni di tè, caffè e piantagioni di pini da legname (Pinus papula). Più recentemente, diverse aree di foresta in prossimità dei villaggi sono state occupate da piantagioni di banane, fagioli e pomodori per incrementare le produzioni adibite alla sussistenza delle popolazioni che vivono a ridosso dei massicci montuosi, come è accaduto nei Monti Nguru e Uluguru e negli stessi Udzungwa. In Tanzania e in Malawi i massicci montuosi supportano un’elevata densità di popolazione e la pressione agricola è molto alta; allo sfruttamento agricolo si sommano lo sfruttamento della foresta come risorsa di legna da ardere, la caccia e, in alcune zone, l’estrazione di oro, rubini e muscovite.

Il Parco Nazionale dei Monti Udzungwa

Il Parco Nazionale dei Monti Udzungwa è uno dei più recenti istituiti in Tanzania; fondato nel 1992 è il risultato dell’unione di cinque riserve forestali. La creazione del parco è stata supportata da organizzazioni internazionali di conservazione tra cui il WWF che si trovava nell’area ancora prima che il parco fosse stato istituito. Con le foreste costiere dell'Africa orientale e le isole di Mafia, Pemba e Zanzibar, è considerato dal WWF una delle 200 zone del pianeta aventi massima priorità di conservazione.

Questo Parco presenta una superficie di circa 1990 kmq e copre una parte (circa il 20%) della catena dei Monti Udzungwa, culminanti con i 2579 metri di altitudine del Monte Luhombero, sul confine orientale dell'altipiano centrale della Tanzania. Il parco domina le valli formate dai fiumi Ruaha e Kilombero e comprende habitat di foresta tropicale umida montana, foresta di pianura, paludi e savana.

L’area è caratterizzata da terreni fertili e un’importante rete di fiumi, perciò queste terre hanno attirato persone da ogni parte del paese sin dalla costruzione della ferrovia negli anni ’70 che collega lo Zambia con la Tanzania. I bisogni economici di carbone, legna da ardere e altri prodotti della foresta sono molto intensi sul lato orientale a causa dell’aumento demografico e l’assenza di altre fonti di risorse naturali nelle vicinanze. Per tale motivo nei villaggi della circoscrizione di Mang’ula, che sorgono ai piedi della foresta, si creano situazioni di tensione crescente e di forti conflitti nei confronti dell’ente di gestione del Parco.
Per cercare di contrastare queste tensioni e di salvaguardare la foresta innescando nelle popolazioni locali un senso di appartenenza e di amore per questo ambiente unico al mondo, l’Associazione Mazingira ha iniziato a collaborare con l’ente Parco della Tanzania (TANAPA: Tanzania National Parks) e con enti e scuole locali per progetti di educazione ambientale, ideando combustibili alternativi alla legna creati utilizzando sostanze di scarto, e molto altro.

L’Associazione Mazingira (Ambiente, in lingua kiswahili) è un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, costituitasi a Trento nel settembre del 2010.

Usando un modo nuovo di fare cooperazione, l’Associazione Mazingira vede l’uomo e l’ambiente come due entità indissolubilmente legate e dipendenti e promuove la conservazione ambientale come un effetto e una ricaduta dello sviluppo culturale, sociale ed economico delle popolazioni coinvolte. In sostanza, si cerca di proteggere un ambiente minacciato attraverso la sua valorizzazione e attraverso il miglioramento delle condizioni di vita e la sensibilizzazione delle persone a cui appartiene di diritto. Per l’Associazione Mazingira esiste uno stretto legame fra sviluppo socio-economico e conservazione dell’ambiente raggiunta tramite un uso sostenibile delle risorse naturali.

Senza foreste l’area dei Monti Udzungwa si impoverirebbe di colpo, ponendo le popolazioni locali in situazioni di emergenza e vulnerabilità critiche.
Risulta quindi prioritario difendere la foresta e i suoi servizi eco-sistemici per riuscire a difendere la popolazione dalla povertà e dalla fame. I progetti realizzati dall’Associazione perciò hanno l’obiettivo di aumentare la consapevolezza ambientale, promuovere e facilitare l’integrazione della gestione del Parco Nazionale dei Monti Udzungwa e, in generale, la conservazione della biodiversità locale nella cultura delle comunità indigene, favorendone, allo stesso tempo, lo sviluppo socio-economico sostenibile e il miglioramento delle condizioni di vita.

Dal Natale 2013/14 Mazingira, con l’aiuto della Cooperativa Biosphaera e del MUSE, organizza un viaggio di turismo responsabile proprio in queste magnifiche foreste.

Il 23 Dicembre 2016 partirà la nona edizione del Tour, che viene riproposto tutti gli anni nel periodo natalizio e in estate.

Se avete avuto la pazienza di arrivare fino a qui e di leggere tutto l’articolo significa che siete davvero interessati a questi magici ambienti e che volete saperne di più… restate dunque sintonizzati perché nel prossimo articolo vi descriverò alcune curiosità naturalistiche delle Galapagos d’Africa.

Per il momento date una sbirciatina alle foto della gallery e ai link riportati sotto.

Link utili

http://www.mazingira.net/

https://www.youtube.com/watch?v=konVUo7yONE

http://www.muse.it/it/news/Archivio/Pagine/Eco-Tour-in-Tanzania.aspx

http://www.udzungwacentre.org/

 

Immagini:

Archivio Biosphaera s.c.s.

Testo di Emma Borgarelli - Biosphaera s.c.s.