Il tapiro di “Striscia” esiste davvero…ma non è d’oro!

Mi è capitato ormai tantissime volte di chiedere alle scolaresche in visita al Parco Natura Viva se avessero mai sentito parlare del tapiro sudamericano.

La risposta è (aimè) quasi sempre stata: Si certo! Quello di Striscia la Notizia!

In realtà...

In realtà... non gliene faccio assolutamente una colpa visto che anche io, ormai parecchio tempo fa, ci ero cascata.

Ho sempre immaginato questo animale piccolo e soprattutto colore dell’oro, esattamente quello che ha pensato ogni bambino che ho incontrato in visita al parco.

Ma chi è davvero il tapiro?

Un animale così bislacco non può di certo passare inosservato. Spesso scambiato per un formichiere e talvolta persino per una strana specie di elefante, il tapiro è considerato un vero e proprio fossile vivente: risalente all’Eocene, questo animale si è evoluto poco rispetto ad altre specie e sembrerebbe essere sopravvissuto a diverse ondate di estinzioni. Un vero duro per essere un semplice erbivoro!

Nel mondo esistono ben quattro specie di tapiro:

  1. Il tapiro di montagna (Tapirus pinchaque)
  2. Il tapiro di Baird (Tapirus bairdii)
  3. Il tapiro americano (Tapirus terrestris)
  4. Il tapiro dalla gualdrappa (Tapirus indicus)

Le prime tre specie vivono nelle foreste tropicali del Sudamerica ed hanno un manto bruno-grigiastro, mentre l’ultima specie vive nel Sud-Est asiatico ed è bianco e nero. È interessante ricordarlo proprio in occasione della Giornata Internazionale del Tapiro, che si festeggia ogni anno il 27 di aprile, indispensabile per sensibilizzare alle tematiche ambientali, focalizzandosi in particolar modo sul delicato ecosistema che è la foresta pluviale, l’habitat prediletto di questo mammifero, minacciato dall’impatto antropico e dai cambiamenti climatici.

Scolaresca che osserva un tapiro durante una visita al Parco Natura Viva

Scolaresca che osserva un tapiro durante una visita al Parco Natura Viva

Il giardiniere delle foreste

La presenza del tapiro è vitale per l’esistenza delle foreste pluviali: i tapiri infatti sono in grado di percorrere lunghe distanze, creando dei veri e propri “corridoi” tra le diverse zone della foresta. E non solo! Mangiando grandi quantitativi di frutta (di cui ingoiano anche i semi), defecano lungo questi percorsi, contribuendo alla nascita di nuove specie vegetali. La struttura stessa delle foreste sarebbe molto diversa senza questi animali, che svolgono giardinaggio gratuito.

Uno studio pubblicato da Paolucci e colleghi sulla rivista Biotropica e condotto nello stato del Mato Grosso, ha messo in evidenza che i tapiri trascorrono più tempo proprio nelle aree più danneggiate della foresta pluviale e molto meno in quelle ancora relativamente intatte. È grazie al loro contributo che una notevole fetta della foresta degradata viene ripristinata, risultando essere molto più efficace ed anche più economico rispetto a tanti progetti di riforestazione.
Una motivazione in più per salvaguardarli!

Cuccioli … a strisce!

I tapiri da piccoli hanno un manto colore scuro ricoperto da tante macchie e strisce color crema, sia sul corpo che sulle zampe. Immaginate di trovarvi nel mezzo della foresta pluviale: la vegetazione sarebbe talmente tanto fitta da far penetrare ben pochi raggi solari, che proietterebbero la loro luce sul terreno brunastro. Un terreno di colore scuro con delle macchie color ocra, non vi ricorda molto la pelliccia dei cuccioli di tapiro?

Il manto appariscente dei cuccioli viene infatti utilizzato per mimetizzarsi nella foresta, in modo da eludere al meglio i predatori, una delle poche strategie di difesa dei piccoli, comune anche in molti altri mammiferi, come il cinghiale e i cervi. Una volta diventati adulti le macchie scompaiono per lasciare spazio ad un manto dal colore uniforme.

Cucciolo di tapiro al Parco Natura Viva

Cucciolo di tapiro

Un animale difficile da proteggere

I tapiri americani sono classificati come vulnerabili nella lista rossa IUCN, mentre le restanti tre specie sono classificati come in pericolo; ognuna di queste specie rischia l’estinzione a causa della perdita dell’habitat dovuta ad attività antropica, ma anche perché vengono cacciati per la loro carne. Essendo ampiamente distribuiti in quattro diversi biomi del Brasile (Foresta Atlantica, Pantanal, Amazzonia e Cerrado), la gente spesso crede che i tapiri sudamericani siano molto numerosi.

La Giornata Internazionale del Tapiro ha come obiettivo proprio questo: rendere tutti, dai più grandi ai più piccoli, più consapevoli del delicato equilibrio regolato da questo mammifero nella foresta pluviale. È il primo passo verso la sua salvaguardia. In fondo, perché rinunciare al nostro giardiniere di fiducia?

Mariangela Altamura

Operatrice didattica del Parco Natura Viva di Bussolengo (VR)