Foresteria Ex Centrale Marano Vicentino

Via Stazione, 57, Marano Vicentino, VI 36035, Italy Mostra la mappa
  • Cucina completa di lavastoviglie, forno microonde, forno tradizionale, frigorifero
  • Soggiorno con tavolo e sedie
  • Area relax con divano e libreria
  • Una camera singola
  • Una camera doppia
  • Bagno con vasca/doccia, lavatrice, stendino piccolo
  • E' fornita di asciugamani piccoli e grandi, lenzuola e coperte

La storia del luogo

Nei primi anni del Novecento i fratelli Ricciotti e Dino Savardo, entrambi ingegneri, crearono una società per lo sfruttamento dell'energia idroelettrica.

Il loro obbiettivo era potenziare lo sviluppo industriale della comunità Ma i contrasti con il consorzio Roggia di Schio ostacolarono il progetto.

Si deve ai fratelli Ricciotti (1866-1917) e Dino (1868-1947) Savardo, figli di Pietro e Cornelia Mocenigo, proprietari terrieri di Marano, l'ingente corpus fotografico, costituito da centinaia di immagini (circa 700 positive e 1.200 negative), che impreziosisce l'archivio Savardo, oggi custodito e studiato dalla Fondazione di storia di Vicenza, presieduta da Paolo Scaroni. A questo corpus è dedicato il volume "Da Marano al mondo. Le fotografie di Dino e Ricciotti Savardo tra Otto e Novecento" (2006), in cui è pubblicata una selezione di straordinarie foto che testimoniano la vita e le attività dei Savardo, dai ritratti di famiglia alle ville di Marano e Breganze, dagli ambienti al contesto dell'alta borghesia, dal lavoro agli svaghi, ai viaggi. Accomunati dalla passione per la fotografia, i fratelli Ricciotti e Dino erano di temperamenti diversi, il primo più aperto al mondo, il secondo più sedentario.

Perso prematuramente il padre Pietro (era il 1883), seguirono lo stesso percorso di studi fino alla laurea in ingegneria a Padova: Ricciotti si specializzò in ingegneria elettrica, Dino in quella civile. Ricciotti volle perfezionarsi all'estero, prima al politecnico di Zurigo e poi a Monaco, periodi nei quali fu mantenuto dalla famiglia, finché venne assunto dalla ditta tedesca Union Elektrizität Gesellschaft e incaricato di dirigere la costruzione di una centrale elettrica per una nuova rete di tramway in Egitto, Paese la cui importanza economica era molto cresciuta grazie al canale di Suez. La costruzione della sala macchina nella stazione del tramway "comportò molte difficoltà sia per lo scavo, a causa del terreno impervio, sia per la ristrettezza dei tempi a disposizione, che dovevano tener conto delle piene del Nilo" ("Da Marano al mondo", pagina 133). Al Cairo Ricciotti incontrò Marie Isoard, figlia del console francese, che sposò nel 1898.

Dino, dopo la laurea, servì nel 20° reggimento di artiglieria, quindi si occupò dei beni di famiglia, che includevano campagne, case, mulini, per quanto le rendite non fossero alte. Tornato in Europa, Ricciotti lavorò all'impianto tranviario di Trieste, allora sotto l'Austria-Ungheria, quindi a Padova, occupandosi del passaggio dalla trazione ferroviaria a vapore a quella elettrica. Nei primi anni del Novecento i due fratelli unirono le forze e le competenze in un'impresa particolare, la costruzione di una centrale idroelettrica nel loro paese, Marano.

Le fotografie dell'archivio documentano le varie fasi del cantiere, che iniziò nel 1903, compresa la realizzazione di uno scavo profondo quattro metri per il locale interrato della centrale e l'installazione delle turbine, già completata nel 1906. "Il progetto - scrivono Francesca Lomastro e Annamaria Cordova in "Dal Marano al mondo" - elaborato dalla loro società di progettazione che ha contatti con le maggiori società del settore e che era ufficialmente affidata a Dino, era indubbiamente d'interesse, non solo per chi avrebbe gestito la centrale, ma per tutta la comunità di Marano, perché avrebbe potenziato quello sviluppo industriale che era allora appena avviato. Ma, nella realtà, il comune di Schio non permise ai Savardo di usufruire dell'utilizzo delle acque del Leogra, acque necessarie alle industrie scledensi, per il funzionamento della centrale elettrica. Il problema secolare del diritto allo sfruttamento dei corsi d'acqua, da sempre necessari per le colture e per i mulini - e Dino presenta nelle cause che sostiene una ricca documentazione di privilegi all'uso dell'acqua dati alla famiglia Capra, di cui i Savardo sono eredi, almeno dalla metà del '600 - non poteva che aggravarsi con l'industrializzazione". Marano non poteva competere con la forza economica di centri quali Schio, Thiene e Malo, per quanto anche a Marano sorgessero fabbriche meccaniche, filande e caseifici. Il consorzio Roggia di Schio decise che le acque dovevano essere utilizzare dalle imprese di maggiori dimensioni.

"Il notevole investimento finanziario assorbito dalla costruzione della centrale finì così per peggiorare in modo consistente la situazione economica della famiglia, costretta a vendere una parte delle proprietà. Alla fine, intorno al 1910-1911, i Savardo si decisero a cedere la centrale alla Società Adriatica di Elettricità per la somma di lire 300.000".Ricciotti morì nel 1917, a soli 51 anni. Durante la prima guerra mondiale la moglie Marie si impegnò come crocerossina all'ospedale di Padova, mentre il loro figlio Pietro partì per il fronte; l'altro figlio, Emilio, morì tragicamente nel 1903, a sedici anni. Dino fece parte della Milizia territoriale, cioè dei servizi di retrovia. Fu poi podestà di Marano dal 1928 al 1932, quando si dimise per contrasti con il consorzio Roggia di Schio. Morì nel 1947 nella villa di Breganze. Con la scomparsa di Pietro, nel 1969, la famiglia Savardo si estinse.

Fonte Isabella Bertozzo (Giornale di Vicenza 10/05/2020)

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