Bernie Krause: l’uomo dei paesaggi sonori

Bernie Krause pioniere del paesaggio sonoro e della biofonia unisce musica e natura. Le sue registrazioni ambientali promuovono la conservazione degli ecosistemi e la salvaguardia della preziosa biodiversità acustica globale.

Le prime registrazioni del paesaggio sonoro

Bernie Krause è una figura di straordinaria rilevanza nel panorama musicale contemporaneo, noto soprattutto per il suo inestimabile contributo alla registrazione e alla conservazione dei paesaggi sonori naturali. La sua attività di registrazione dell’ambiente risale al 1968, quando fondò Wild Sanctuary , un’organizzazione dedicata alla documentazione, all’archiviazione e alla valorizzazione dei suoni della natura. Questo progetto segnò in lui una svolta fondamentale nel modo in cui il mondo percepiva e valorizzava l’acustica ambientale.

La sua prima esperienza di registrazione sul campo avvenne proprio nel 1968, nei suggestivi Muir Woods , una riserva naturale a nord di San Francisco, subito dopo aver firmato un contratto discografico con la Warner Brothers. All’epoca, Krause era un musicista elettronico di grande successo, ma sentiva l’urgenza di spingersi oltre i confini dello studio di registrazione tradizionale per esplorare nuove dimensioni sonore. Stava lavorando al concept per quello che sarebbe diventato In a Wild Sanctuary (1970), un album pionieristico che rappresenterà uno dei primi tentativi nella storia della musica di fondere strumenti musicali tradizionali, sintetizzatori e registrazioni di paesaggi sonori naturali. L’album non solo ridefinì il concetto di musica ambientale, ma divenne anche una pietra miliare nell’integrazione tra arte, tecnologia e natura.

Copertina dell’album In a Wild Sanctuary (foto presa da Amazon)

Krause descrisse la sua immersione nella foresta come un’esperienza trasformativa, un momento di profondo cambiamento personale e creativo. Abituato alla vita confinata di uno studio di registrazione privo di finestre e ai ritmi stressanti imposti dalla sua lotta quotidiana con l’ADHD (Disturbo del Deficit di Attenzione ed Iperattività), trovò nella natura un’oasi di serenità e ispirazione. “Mi sentivo vivo,” dichiarò, sintetizzando l’effetto rigenerante e quasi terapeutico che la natura esercitò su di lui.

Tra la giungla e le balene

Nel 1985, Bernie Krause, insieme alla collega Diana Reiss , contribuì a salvare Humphrey la Balena , una megattera maschio migratore che si era avventurata erroneamente nel delta del fiume Sacramento, perdendosi e rischiando la vita. La situazione attirò l’attenzione pubblica e scientifica, diventando una missione delicata che richiese ingegno e conoscenze acustiche avanzate per riportare l’animale nel suo habitat naturale, l’Oceano Pacifico.

In qualità di co-direttori scientifici dell’operazione di salvataggio, Krause e Reiss hanno adottato un approccio innovativo per guidare la balena verso il mare aperto. Utilizzavano registrazioni autentiche di canti di megattere intente a nutrirsi, precedentemente raccolte da due studenti laureati dell’Università delle Hawaii. Krause, tuttavia, comprese che riprodurre semplicemente questi suoni sarebbe stato insufficiente: temeva che Humphrey potesse abituarsi rapidamente all’unico esempio audio disponibile, rendendo inefficaci gli stimoli sonori. Per ovviare al problema, Krause ha modificò le registrazioni originali, eliminando rumori estranei e aggiungendo variazioni e caratteristiche distintive ai brani audio. Questo approccio creativo e scientificamente accurato garantisce che i suoni mantenessero la loro efficacia nel catturare l’attenzione della balena, incoraggiandola a seguire il percorso desiderato.

L’operazione fu un successo e rappresentò un esempio pionieristico di utilizzo della bioacustica nella conservazione e nella gestione della fauna marina. Non solo dimostrò il valore delle registrazioni sonore nel comprendere e influenzare il comportamento degli animali, ma evidenziò anche l’importanza dell’innovazione e della collaborazione interdisciplinare per affrontare situazioni critiche nel campo della biologia marina.

Tre anni dopo, nel 1988, Krause pubblicò l’album Gorillas in the Mix , distribuito dalla Rykodisc, un’opera che rappresenta un altro capitolo significativo della sua carriera. Questo progetto musicale unico fu interamente realizzato utilizzando suoni di animali campionati, successivamente arrangiati e suonati tramite tastiere di campionamento. In un periodo in cui la tecnologia del campionamento era ancora agli albori, Krause dimostrò la sua capacità di spingere i confini della creatività e della tecnologia, trasformando i suoni naturali in un’opera musicale piena di vitalità, ironia e innovazione.

Copertina dell’album Gorillas in the Mix (foto presa da Amazon)

L’album non si limitò a essere un esperimento tecnico: fu anche una celebrazione della diversità sonora del mondo animale e un modo per sensibilizzare il pubblico sull’importanza della natura e della sua conservazione. Gorillas in the Mix combinava abilmente arte e scienza, creando un ponte tra il linguaggio musicale umano e le voci degli animali, rafforzando così il messaggio che la natura stessa è una sinfonia da proteggere.

I suoi contributi

Bernie Krause, operando nel campo dell’ecologia del paesaggio sonoro, una branca specifica dell’ecoacustica, diede un contributo fondamentale alla disciplina, introducendo una serie di termini e concetti che permisero di classificare e comprendere meglio le diverse fonti sonore presenti in un paesaggio. Il suo lavoro ridefinì il modo in cui il mondo acustico che ci circonda è percepito, offrendo in tal modo una struttura concettuale per analizzare e valorizzare le dimensioni sonore degli ecosistemi.

Tra le sue intuizioni principali spicca l’introduzione di tre categorie fondamentali che descrivono le fonti dei suoni all’interno di un paesaggio sonoro:

  • Geofonia, ovvero i primi suoni uditi sulla Terra, prodotti esclusivamente da fenomeni. Tra questi rientrano il sibilo del vento tra gli alberi o tra i fili d’erba, il fragore delle onde che si infrangono su una spiaggia o su una scogliera, il suono della pioggia che cade o del movimento della terra, come terremoti e frane. La geofonia è quindi una sorta di “colonna sonora primordiale” del pianeta, una componente fondamentale per la comprensione del contesto ambientale in cui si inseriscono tutte le altre fonti sonore.
  • Biofonia, che si riferisce alla firma sonora collettiva degli organismi viventi in un determinato habitat. In ogni ecosistema, animali di specie diverse, dalle balene agli insetti, contribuiscono a creare un panorama sonoro unico, caratteristico del luogo e del momento. Questo insieme armonico di suoni biologici può essere visto come una sinfonia naturale, in cui ogni specie occupa un proprio spazio sonoro, evitando di sovrapporsi alle altre (un fenomeno noto come ipotesi acustica di nicchia). La biofonia non è solo una testimonianza della biodiversità, ma anche un indicatore dello stato di salute di un ecosistema: l’assenza o l’alterazione di queste aziende sonore può rivelare squilibri ambientali o la perdita di specie.
  • Antropofonia. L’antropofonia riguarda invece i suoni generati dall’uomo. Questa categoria si divide in due sottotipi principali:
  • Suoni controllati, come la musica, il linguaggio parlato o altre forme di comunicazione intenzionale, che riflettono la creatività e la cultura umana.
  • Rumore incoerente o caotico, ovvero quei suoni prodotti dalle attività umane che risultano disordinati, come il traffico, i macchinari industriali o il rumore urbano. Questi suoni, spesso invasivi, hanno un impatto negativo significativo sull’ambiente, alterando profondamente l’ecosistema della Terra.

La Sinfonia degli Animali

Nel luglio 2014, il Cheltenham Music Festival ha ospitato la prima mondiale di una straordinaria opera intitolata The Great Animal Orchestra: Symphony for Orchestra and Wild Soundscapes. Questo innovativo progetto musicale è nato dalla collaborazione tra Bernie Krause e il compositore britannico Richard Blackford, già compositore in residenza presso il prestigioso Balliol College di Oxford. L’opera rappresenta una fusione unica tra la musica orchestrale tradizionale e i paesaggi sonori naturali, offrendo un’esperienza acustica che esplora il profondo legame tra natura e arte.

Copertina del disco di “The Great Animal Orchestra” (foto presa da Spotify)

Ispirata al libro omonimo di Krause del 2012, “The Great Animal Orchestra”, l’opera traduce in musica il concetto di biofonia, ovvero la sinfonia naturale creata dai suoni degli animali di un dato habitat. L’obiettivo principale di Krause e Blackford era quello di integrare le registrazioni sonore della natura nelle trame orchestrali, creando un dialogo profondo tra il mondo naturale e l’espressività musicale umana. Il risultato è un’importante composizione sinfonica che non solo celebra la bellezza dei paesaggi sonori naturali, ma sensibilizza anche il pubblico sull’urgenza di preservare la biodiversità acustica del pianeta.

L’opera è stata eseguita dalla BBC National Orchestra of Wales sotto la direzione del celebre direttore d’orchestra Martyn Brabbins, ricevendo ampi consensi per la sua originalità e il suo messaggio ecologico. La sinfonia combina strumenti orchestrali tradizionali con registrazioni sul campo raccolte da Krause, creando un effetto immersivo in cui i suoni della natura, come il canto degli uccelli, il ruggito degli animali selvatici e il fruscio delle foreste, si intrecciano con le armonie e le melodie orchestrali. Questo approccio rompe le convenzioni della musica sinfonica tradizionale, arricchendola con una dimensione ecologica ed emotiva.

La sinfonia è stata registrata e pubblicata su CD dalla Nimbus Records nel settembre 2014, rendendola accessibile a un pubblico globale. Questa pubblicazione non solo documenta l’innovativo lavoro di Krause e Blackford, ma funge anche da potente testimonianza della necessità di proteggere i paesaggi sonori naturali, spesso minacciati dall’espansione del rumore antropico.

“The Great Animal Orchestra: Symphony for Orchestra and Wild Soundscapes” è considerata un’opera pionieristica, capace di unire due mondi apparentemente distanti – quello della musica classica e quello della bioacustica – in un modo che risuona profondamente sia con il cuore che con la mente. Grazie a questa sinfonia, Krause e Blackford hanno dimostrato come l’arte possa essere un potente strumento di educazione e sensibilizzazione ambientale, trasmettendo un messaggio di bellezza e di speranza per le generazioni future.

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