Il monte Summano – Magia e mistero

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Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano

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“Spazio di frontiera tra cultura e natura” il Monte Summano è “per eccellenza monte magico e sacro”.

In effetti, il “gigante dell’agro vicentino”, come viene definito dal vescovo di Vicenza in una lettera nel 1921, ha tutte le caratteristiche per occupare un ruolo importante nello spazio immaginario degli abitanti della zona, la sua conformazione con due vette contrapposte, le numerose sorgenti delle pendici meridionali, le grotte, come la celebre Bocca Lorenza, frequentata sin dal Neolitico, la ricca flora celebrata dai più autorevoli nomi della scienza rinascimentale.

Il toponimo stesso, Summano, per molti rappresenta il composto delle parole mons e summus, nel senso di estremo, o alto.
D’altra parte, la tipica forma imponente del rilievo, di per sé elemento di  “attrazione e fascinazione”, in posizione strategica isolata, costituisce da sempre un termine visivo settentrionale per tutta la pianura compresa tra i fiumi Astico e poi Tésina, verso est, e l’orlo dei Lessini ad ovest.

Non ultima, la sua posizione allo snodo di importanti quanto antiche vie di transito e transumanza che dalla valle dell’Astico si prolungavano verso il mondo retico-alpino, ha contribuito ancora di più a rendere forte e centrale il suo ruolo geografico e immaginario.
Insomma, una fama e un imponenza che appaiono ben più importanti ed evidenti dei suoi, comunque rispettabilissimi, 1296 metri di altitudine.

Immagina per un secondo una pianura sgombra di strade, case e industrie, visualizzare una fitta foresta di querce, e il grande versante del nostro monte sullo sfondo, a fare da guida al cammino.

Tutti gli elementi raccolti, rendono quanto mai plausibile, quindi, che il monte sia stato considerato la dimora di numerose divinità fin dai tempi più remoti.

D’altra parte, altre interpretazioni del toponimo fanno derivare il nome da Summanus, il dio Summano, divinità di probabile origine etrusca, adorato poi dai romani, e identificato in seguito come il dio Plutone.
Il nome Summanus deriverebbe a sua volta da sub e manus, prima dell’alba, ovvero, dio della luce mattutina e per antitesi adorato in seguito come dio degli inferi, divinità notturna legata al mondo sotterraneo e vulcanico e, in definitiva, al mondo dei morti.

Dando seguito a queste ipotesi, possiamo ritrovare note del letterato romano Marco Terenzio Varrone che ci informa di come Summano avesse un culto in comune con Vulcano o di Ovidio che secondo il quale il 20 di giugno, ricorreva, nell’antica Roma, il natale del tempio di Summano al Circo Massimo.
Il tempio romano era stato dedicato nel 278 a.C., ad ovest del Circo Massimo, alle pendici dell’Aventino, dopo che la statua del dio che si trovava al Campidoglio venne colpita da un fulmine e distrutta.

Sempre nell’antica Roma, per riservarsi la benevolenza del dio Summanus, il giorno prima del solstizio d’estate, il 20 giugno, dolci rotondi chiamati summanalia, fatti di farina, latte e miele a forma di ruota erano offerti in dono.
Su queste tradizioni che si sono arrivate dai letterati romani, a partire dall’età umanistica sorsero varie leggende riguardanti i riti pagani praticati sul monte vicentino, nelle quali si ricorda la presenza di antiche rovine presso la vetta, il sacrificio di montoni neri, così come la presenza di un tempio ben visibile dalla pianura con la raffigurazione del dio come un capro dalle corna d’oro.

Distinguere storia e leggenda non è cosa facile, ma a supportare ipotesi e sciogliere misteri, viene in nostro aiuto la ricerca archeologica.
Recenti scavi presso la cima, hanno permesso di recuperare diversi oggetti che testimoniano la frequentazione romana e la presenza di un luogo di culto, forse distribuito in diversi altari e cappelle votive.

Sono in particolare due statuine d’argento, la prima raffigurante un eroe o dio dotato di scudo, elmo, asta, e pelle del leone, identificabile come Ercole, e una seconda raffigurante una figura femminile seduta sul trono, entrambe grandi pochi centimetri, a gettare un po’ di luce sul ruolo del monte in epoca romana o preromana.

Recenti studi archeologici sull’Ercole del Summano e su altre testimonianze in Veneto hanno sottolineato la possibile relazione tra il Monte e il culto di Ercole, eroe protettore della pastorizia, dell’allevamento e dispensatore del sale prezioso per le greggi, oltre che protettore di mercanti, cave e miniere.

Queste prerogative ben giustificherebbero un culto dell’eroe sul Summano data la sua posizione di controllo delle vie di collegamento con il modo retico, la vicinanza alle risorse del bacino minerario di Schio e la frequentazione legata agli spostamenti delle greggi tra la pianura e i fecondi pascoli delle montagne Alto Vicentine.

Un altro reperto, un astragalo datato al sesto/quarto secolo a.C, fornisce alcuni spunti sulle pratiche oracolari della seconda età del ferro.
Infine circa 100 monete, oggetti in metallo e resti di strutture romane e preromane, provano l’esistenza di un nucleo cultuale sul monte, anche se tutto il contesto archeologico risulta profondamente intaccato dallo scavo delle trincee della prima guerra mondiale che vide il Monte Summano giocare il ruolo di importante caposaldo a ridosso del fronte.

Alla luce di tali scoperte, quindi, è possibile ritenere anche dal punto di vista storico e scientifico che sulla sommità del monte Summano fosse stato edificato un tempio, un sacello o un’edicola sacra. E quindi leggende e tradizioni legate al monte Summano, benché trasformate dal tempo e dalle persone, trovano un loro fondamento dando un senso profondo al fascino e al mistero di questo monte.

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