Santuario di Sant’Orso

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Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano

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La chiesa del Santo, che si affaccia sull’alta pianura vicentina con una bellissima visuale, è dedicata a Sant’Orso, patrono del paese, ed è uno degli edifici di culto di maggior interesse dell’alto vicentino.
La chiesa risulta già esistente a partire dal tredicesimo secolo e, almeno fin dal secolo quindicesimo, dotata di un cimitero proprio, antistante ad essa, probabilmente per accogliere le spoglie mortali dei frati girolimini.

L’edificio come lo vediamo oggi è frutto del progetto del vicentino Ottone Calderari, appassionato studioso del mondo classico e di Palladio, rinomato e stimato architetto di epoca neoclassica che ha dato vita ad altri importanti lavori nelle maggiori province venete.
L’occasione fu il trasferimento della statua della Madonna dal santuario della cima del Monte Summano, nel 1777.

Infatti, abbandonato da pochi anni il santuario sul monte da parte dei frati Girolimini in seguito alla riorganizzazione degli ordini ecclesiastici voluti dalla Repubblica di Venezia (22 gennaio 1774), la venerata statua della vergine fu ceduta alla comunità di Santorso dalla moglie del nobile Pietro Priuli che aveva ereditato dai nobili Nogarola il diritto di patronato sul santuario.

Il 19 maggio 1777 fu trasportata nella chiesa dedicata a Sant’Orso dove la pietà del popolo “eresse dai fondamenti una cappella e altare di marmo per collocarvi la suddetta immagine”. All’interno della chiesa, una lapide ricorda questo importante evento.

Nella chiesa, già a partire dal 1618, è conservata un’arca che contiene il corpo di Sant’Orso, spostato dalla Chiesa di San Dionigi, che sorge a poche decine di metri di distanza e nella quale erano state conservate le spoglie fino a quel momento. 
L’agiografia legata al santo patrono, d’altra parte, identifica l’area dove sorge l’attuale chiesa del Santo, come il luogo dove il nobile Orso morì, il 3 Maggio dell’800.
Dal progetto della nuova chiesa alla sua realizzazione e inaugurazione passò tuttavia più di mezzo secolo. La chiesa, fu infatti costruita tra il 1849 e il 1852, dall’arciprete Don Luigi Marcolungo, assistito, come narra la cronaca del tempo “dalla pia liberalità e dalle braccia indefesse di tutto un popolo”.

Il tempio del Calderari venne così ad inglobare sia l’antica chiesa di S.Orso sia la cappella dedicata alla Vergine. La scritta sull’architrave ben riassume la duplice natura del santuario: Deiparae de Summano et S.Ursio sacrum, cioè “Sacro alla madre di dio del Summano e a Santorso”.

L’edificio è di stile neoclassico, compatto e solenne e si rifà direttamente agli esempi palladiani. Lo distingue e lo impreziosisce, la pianta circolare nella quale si innestano l’atrio con l’organo, le cappelle laterali e l’ampio, profondo presbiterio. La chiesa custodisce al suo interno alcuni dipinti di pregio come la Deposizione nel sepolcro e la Natività, attribuiti ad Alessandro Maganza, esponente vicentino del manierismo veneto, che operò anche a Venezia, tra il 1572 e il 1576 apprendendo da artisti quali Tintoretto e Veronese.

Risalgono al 1877 i lavori di completamento del campanile, su progetto dell’architetto Antonio Caregaro Negrin, progettista di fiducia del senatore Alessandro Rossi.
E neanche il senatore Rossi mancò di partecipare direttamente, donando il nuovo orologio del campanile e andando così a completare una delle opere d’arte più belle che esistano non solo di Santorso ma di tutto il vicentino.

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