
Audioguida
Monte di Malo (VI) e il percorso degli antichi Maronàri
La struttura del roccolo è tanto semplice quanto ingegnosa: un edificio verticale di tre piani in muratura veniva posto nel punto più elevato di un’altura.
Al piano terra era il magazzino per gli attrezzi, al piano centrale le poche stanze per l’abitazione e superiormente la stanza dell’uccellatore, con le finestrelle dette spiaróle per osservare i movimenti degli stormi in arrivo.
Attorno veniva allestito un piccolo bosco: una selezione di piante, ben curate e potate, con pasture appetibili per gli uccelli di passo, alberi tenuti spogli come posatoi e uccelli da richiamo, detti Sambèi.
Avete presente quel languorino che vi porta a fermare la macchina passando davanti ad un autogrill in autostrada, dopo che siete in viaggio in auto da 4 ore senza mangiare? Ecco, un uccello in migrazione deve aver provato la stessa sensazione, sorvolando il boschetto di un roccolo, attrazione fatale.
Il roccolo era infine racchiuso da due file semicircolari di siepe, nel cui spazio interno era posizionata una rete ben tesa, la trappola dell’uccellatore.
L’oselànte non doveva far altro che aspettare pazientemente l’arrivo di qualche stormo, quindi, al momento giusto, lanciare un lungo fischio e scagliare la sua arma, lo spauracchio, o “sesto del rocolo”, detto anche ludro.
Questo era un attrezzo che serviva per simulare l’attacco di un falco ed era composto da un manico con l’aggiunta di alette di rametti intrecciati. Gli uccelli, in preda al panico, scappavano nella boscaglia volando bassi per cercare di sfuggire al falso rapace, evitando di dileguarsi nel cielo, dove sarebbero stati esposti ad un maggior rischio. Così facendo, venivano intercettati dalle solide reti montate sulle siepi, nelle quali gli uccelli restavano impigliati in attesa che fosse sopraggiunto l’uccellatore.
Chi pensa al roccolo solamente come ad una macchina di cattura senz’anima, si sbaglia di grosso. Il roccolo è in sostanza una vera e propria opera architettonica che richiede particolari attenzioni e una cura davvero precisa, specialmente per quanto riguarda l’impianto vegetale, che necessita di potature frequenti e tecniche di intervento proprie dei giardinieri. La tecnica venatoria veniva esercitata nei mesi autunnali, da metà settembre ai primi di novembre, ma sin dalla primavera cominciava la cura del fondo. Il risultato era un impianto di elevata qualità estetica e decorativa che, se curato, omaggia tutt’oggi i paesaggi montani e collinari.
Con la cessazione della caccia tramite reti, anche i roccoli caddero in disuso e si persero così tutti i mestieri ad essi collegati.
Rimasero soltanto dei luoghi ad uso di quelle coppie di giovani innamorati che in questi edifici andavano appunto a “roccolare”, come si suole dire in dialetto, condividendo momenti di intimità lontano dalla vigilanza delle famiglie, appartati in mezzo alla natura e sicuri che nessuno li avrebbe disturbati.