
Audioguida
Monte di Malo (VI) e il percorso degli antichi Maronàri
Il roccolo è molto più di una vecchia struttura da caccia abbandonata. Scopriamo insieme le sue origini, i suoi sviluppi e comprendiamo meglio la sua essenza.
Dove la passione, la perfetta conoscenza degli uccelli e l’abilità dell’esperienza si incontrano, ecco nascere il roccolo, uno dei più virtuosi manifesti dell’attività venatoria, che, da pratica di sussistenza per la povera gente, divenne arte e svago anche per i signorotti più facoltosi.
I più anziani forse ancora se li ricordano, magari qualcuno ha visto questi edifici abbandonati passandoci di fianco senza farci troppa attenzione, altri hanno letto questo nome in qualche località senza sapere a cosa si riferisse.
Proviamo a capirci qualcosa, come sempre facendo un tuffo nel passato.
Quante donne cacciatrici conoscete? Probabilmente nessuna, istintivamente la caccia viene considerata un’attività esclusivamente maschile, eppure vi sono stati tempi in cui, invece di portare la tua ragazza al cinema, per farla divertire l’avresti portata a caccia.
Se oggi infatti i più abbienti si dilettano con viaggi, settimane bianche e soggiorni in SPA, nel medioevo l’uccellagione, ovvero la cattura di uccelli tramite le reti, ebbe talmente successo tra i nobili da diventare una moda.
L’upper class del medioevo iniziò a spendere il suo tempo libero primaverile in pranzi e sessioni di caccia, in cui conti e duchi portavano le loro dame, per dilettarle in questa attività agreste. Per non farsi mancare nessun confort, le stazioni di caccia diventarono più ampie e soprattutto fisse, strutture in muratura vere e proprie, in cui passare diversi giorni assieme agli ospiti: erano nati i primi roccoli.
Le prime testimonianze dell’utilizzo del roccolo attestano la sua nascita ed espansione a partire dalla prima metà del quattrocento, ma l’origine del suo nome resta ancora incerta.
Quello che si sa è che nel Nord Italia, persa la sua funzione dilettevole medievale, il roccolo si attestò sempre più come lo strumento tecnico privilegiato di uccellagione in montagna, ad appannaggio esclusivo di professionisti, conosciuti nel mondo rurale come “gli oselanti”.
La profonda conoscenza della caccia in Valleogra produsse oselanti molto bravi, la cui fama fu tale che alcuni venivano ricercati e contesi fin dalla bassa emiliana.