Ex arduis perpetuum nomen

Audioguida

La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

Un nome, 52 nomi

Dicembre 1917. ll capitano Corrado Picone sfoglia le carte con movimenti rapidi, il volto illuminato dalla luce della lampada a carburo. Davanti a sé, stesa sulla tavola di legno della baracca, il percorso della Strada delle 52 Gallerie è ormai completo nel suo tracciato. Ma ogni tunnel, ogni varco scavato nella roccia, ha bisogno di un nome. Serve ordine, memoria, riconoscimento.

Fuori dalla baracca, il vento scende a raffiche dalla Bella Laita, scuotendo le pareti di legno e sollevando polvere nei camminamenti. Il rimbombo delle detonazioni, più a monte, annuncia che i lavori non sono ancora finiti. Picone prende la matita e inizia a scrivere, saranno i nomi che oggi si possono leggere all’ingresso di ciascuna galleria, nelle targhe in marmo poste all’inizio degli anni 90 a cura dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci.

Il primo nome è inevitabile: Galleria Cap. Zappa, in onore di Giuseppe Zappa, il pioniere dell’opera, colui che ha impostato il percorso e diretto la costruzione fino al suo trasferimento nell’aprile del 1917. Diciassette metri di roccia forata che portano il nome di chi ha dato inizio a tutto.

Scorrendo la mappa, Picone prosegue. La seconda galleria è intitolata al Generale D’Havet, il comandante che ha avuto un ruolo chiave nella difesa del Pasubio. Poi seguono Galleria Rovereto, un tributo alla città che ha vissuto in prima linea la guerra, e la Galleria Tenente Battisti, dedicata a Cesare Battisti, irredentista e patriota, giustiziato dagli austriaci nel 1916.

L’elenco continua, con nomi che evocano uomini e città, eroi e reparti. Galleria Oberdan, in onore di Guglielmo Oberdan, martire dell’irredentismo. Galleria Trieste, simbolo di una terra ancora sotto dominio straniero. Galleria Generale Cantore, per Antonio Cantore, medaglia d’oro al valore militare caduto sul fronte dolomitico. Galleria Generale Zoppi, per Gaetano Zoppi, che comandò il Quinto Corpo d’Armata e fu uno degli artefici della strategia difensiva sul Pasubio.

Più in alto le mine continuano a detonare a intervalli regolari. Picone alza lo sguardo per un attimo, ascolta il rimbombo che si disperde tra le rocce, poi torna a scrivere. Le gallerie non sono solo passaggi scavati con martelli e dinamite, ognuna è un pezzo della storia della guerra.

A metà del percorso compare un nome familiare: Galleria Cap. Picone, il suo stesso nome inciso nella roccia. Novantotto metri di tunnel che lui stesso ha supervisionato, decine di giorni di scavo tra polvere e umidità. Ma non si sofferma. Continua con la Galleria Generale Papa, per Achille Papa, già comandante della Brigata Liguria e poi dell’intera 44° Divisione, da poco trasferitosi sull’Altopiano della Bainsizza.

La lista prosegue: Galleria 33ª Minatori, per ricordare gli uomini del genio che hanno scavato queste pareti a colpi di scalpello. Galleria Zappatori Liguria, un tributo ai fanti che hanno difeso il Pasubio con la vanga prima ancora che con il fucile.

Alla fine, cinquanta nomi riempiono la mappa. Picone posa la matita, si passa una mano sulla fronte e rilegge l’elenco. Ognuno di quei tunnel ha ora un’identità, un nome inciso nella memoria della guerra. Fuori, il vento si placa per un momento, mentre gli ultimi echi delle detonazioni si perdono nella notte.

Solo successivamente, in anni ben più recenti, le altre due gallerie che oggi sono la 49 e la 50, e che al tempo di Picone non erano ancora state ultimate, avranno la propria dedica: saranno la Galleria Soldato Italiano, per chi non ha avuto una medaglia, ma ha lasciato il proprio sudore e il proprio sangue tra queste pietre, e la Galleria Cavaliere di Vittorio Veneto, per i combattenti sopravvissuti alla Grande Guerra, ai quali, nel 1968 è stata riconosciuta l’onorificenza.

 

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