Il generale del Ciabot

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La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

Il Pasubio del generale Achille Papa

Quando la Brigata Liguria arriva sul Pasubio nel luglio del 1916, il massiccio è già stato trasformato in un’enorme trincea fortificata. La brigata, composta dal 157º e 158º Reggimento di fanteria, è una delle unità più importanti dell’esercito italiano e ha già combattuto duramente nel primo anno di guerra. È formata in gran parte da soldati piemontesi, liguri e lombardi, veterani delle prime offensive sull’Isonzo e ora chiamati a difendere il fronte montano.

Al comando c’è Achille Papa, un generale dalla reputazione solida, che presto diventerà il simbolo stesso della resistenza sul Pasubio.

Nato nel 1859 a Brescia, Papa ha sessant’anni quando assume il comando della Brigata Liguria. È un ufficiale di carriera, con una lunga esperienza in operazioni di fanteria, e si distingue per il suo carattere severo ma giusto. Ha combattuto in Eritrea, partecipando alla battaglia di Adua nel 1896, e ha trascorso anni in ruoli strategici nell’esercito. Quando arriva sul Pasubio trova una situazione precaria, il massiccio è stato appena salvato dall’avanzata austro-ungarica nella Strafexpedition, la grande offensiva del maggio-giugno 1916, e le difese italiane sono ancora fragili.

In una delle sue prime lettere alla famiglia, scritta nel luglio 1916, descrive la situazione con toni pratici, quasi asciutti:

“Qui procede lavoro indefesso nella sistemazione. Ho 7 perforatrici e 1000 minatori. La mia Brigata è specialista in questo lavoro. Il mio settore va sempre più sistemandosi. Certo che sono montagne infernali. Si sentono mine tutto il giorno. Camminamenti, caverne, trincee, strade: tutti lavori in roccia che costano fatica enorme.”
– Lettera del generale Papa alla moglie, 25 luglio 1916​

Papa stabilisce il comando della Brigata Liguria a Porte del Pasubio, un luogo strategico situato appena dietro la prima linea, al riparo dal tiro nemico. Qui nasce una vera e propria città militare, che i soldati iniziano a chiamare “El Milanìn del Pasubi”, un soprannome che richiama l’immagine di una piccola metropoli in miniatura. È un nodo logistico fondamentale, dove si concentrano i comandi operativi, gli ospedali da campo, i magazzini per i rifornimenti, le cucine militari e le caserme che ospitano centinaia di soldati.

Le lettere di Papa alla famiglia restituiscono la vita frenetica di questo luogo. Scrive di riunioni, ispezioni e continui arrivi di rinforzi. In un’altra missiva, datata agosto 1916, racconta:

“Vi mando la fotografia del mio ‘ciabot’ di quassù, presa durante una mia assenza e mentre Carlo vi sta facendo pulizia. Vedete il mio tavolino, una carta topografica alla parete, libri che sostengono una vostra fotografia e la tappezzeria è di sacchi a terra.”
– Lettera del generale Papa alla famiglia, 11 luglio 1916​

l suo alloggio, una semplice baracca di legno con pochi arredi essenziali, diventa il centro operativo delle operazioni italiane sul Pasubio. In quelle stanze si pianificano le azioni difensive, si coordinano le truppe e si organizzano i lavori per rafforzare le posizioni.

Con l’arrivo del 1917, mentre la guerra di mine infuria tra il Dente Italiano e il Dente Austriaco, il comando di Porte del Pasubio assume un ruolo sempre più critico. I tunnel scavati nella roccia diventano arterie vitali per il trasporto di munizioni e viveri, mentre l’insediamento si espande per ospitare nuovi reparti. Dopo la battaglia di Caporetto, nell’ottobre 1917, molte posizioni italiane lungo il fronte orientale crollano, ma il Pasubio resiste. Porte del Pasubio continua a funzionare come centro nevralgico fino alla fine della guerra, garantendo il flusso di rifornimenti e il comando delle operazioni difensive.

Papa rimane al comando del settore fino al luglio del 1917, quando viene promosso e trasferito alla guida della 44ª Divisione. Il suo successore, il colonnello Enrico Bassi, eredita un’area ben organizzata, ma costantemente sotto pressione.

Poche settimane dopo, a seguito della sanguinosa battaglia dell’Ortigara, la 44ª viene inviata sul fronte dell’Isonzo, nella zona della Bainsizza. È l’ultima estate di Papa.

Il 5 ottobre 1917, mentre ispeziona una posizione appena conquistata nei pressi di quota 800 di Na Kobil, viene colpito da un cecchino austro-ungarico. Muore poche ore dopo. Alla sua memoria sarà concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Così si chiude la vita di uno dei protagonisti della difesa del Pasubio. Un generale che, come scrisse un ufficiale al fronte:
“non ordinava soltanto, mostrava la strada”.

 

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