
Audioguida
La strada delle 52 Gallerie del Pasubio
La piccola Milano di Porte del Pasubio
Nell’estate del 1916, a quasi duemila metri d’altitudine, nasce una città. Non una base, non un campo trincerato: una città. Sui ripiani di ghiaia e roccia di Porte del Pasubio, il comando italiano trasformò quella che era solamente una sella montana sulla testata della Val Canale, in un centro abitato stabile, organizzato e funzionale.
In una celebre cartolina, il generale Achille Papa la chiamò “el Milanìn del Pasubi“: una piccola Milano, fatta di baracche, scale, magazzini, ospedali, cucine, centrali telefoniche e infermerie. Tutto connesso da sentieri interni, traverse, teleferiche, cavi sospesi e linee da campo.
Il complesso comprendeva:
- più di 70 baracche,
- almeno 3 ospedali da campo,
- una centrale telefonica e una linea telegrafica,
- due magazzini principali e depositi per munizioni e viveri,
- una serie di spacci cooperativi,
- un forno da campo per il pane.
Tutto ciò che serviva arrivava da valle attraverso le teleferiche: materiali, attrezzi, viveri, acqua. Poi veniva distribuito a piedi o a dorso di mulo lungo le direttrici interne del fronte.
Porte del Pasubio non era solo un nodo logistico. Era un luogo abitato. Le fotografie lo mostrano con precisione: soldati al sole, panni stesi, scarponi ad asciugare, legna impilata, gavette lavate, scodelle, scale di legno e tetti ricoperti di pietre.
E poi c’è una baracca diversa dalle altre, costruita in muratura, con tetto rinforzato e posizione centrale. Era la baracca più solida dell’intero complesso. Dopo la guerra, quasi tutto verrà cancellato e smantellato. Ma quell’edificio rimarrà in piedi.
Poco dopo la guerra la sezione del Club Alpino Italiano di Schio decide di recuperarla. La adatta, la sistema, la apre agli escursionisti. Il 2 luglio del 1922 viene così inaugurato il Rifugio Pasubio, alla presenza di una grande folla tra escursionisti, reduci, associazioni, cariche militari (tra cui il generale d’Havet). Sono state fra le tre e le quattromila (un numero enorme, superiore a ogni aspettativa) le persone accorse quel giorno in Pasubio con un’intera colonna di torpedoni partiti alle tre di notte dalla piazza del Duomo, a Schio.
Ricavato da una struttura costruita durante la guerra e sopravvissuta al tempo e agli elementi, verrà ampliato più volte. Nel 1929 una seconda ala darà vita ad una nuova fase del rifugio, che diventerà ora un vero punto di appoggio, con un gestore che ne garantisce accoglienza e ospitalità.
Tra il 1935 e il 1938, l’allora ente Provinciale per il Turismo promuoverà la valorizzazione storica, alpinistica, turistica e sportiva del Pasubio, verrà sistemata la Strada delle Gallerie e verranno ripristinate tutte le altre strade di accesso al Pasubio: quella che da Santa Caterina porta a Passo Xomo, quella degli Scarubbi che da Passo Xomo prosegue per Bocchetta Campiglia e arriva quindi al Rifugio e quella di Val di Fieno che da Pian delle Fugazze risale la Val di Fieno fino alla galleria D’Havet. Ma soprattutto verrà costruito, sul tracciato della stretta mulattiera di guerra che collegava la galleria D’Havet con Porte del Pasubio, un nuovo tratto di strada, quello che prenderà il nome di Strada degli Eroi.
Il 2 ottobre 1937, l’auto con a bordo il prefetto e il presidente dell’Ente Provinciale per il Turismo si avventura a percorrere per la prima volta il nuovo tratto di strada che collega finalmente la pianura con il Pasubio; in questo momento la nuova ala del Rifugio (la terza) è quasi completata e si avvia una nuova fase per tutta la montagna. Una servizio automobilistico domenicale, con torpedone a 14 posti e percorso Vicenza – Schio – Ponte Verde – Passo Xomo – Strada degli Scarubbi e Porte del Pasubio, con partenza alle ore 7 da Vicenza, assicurerà l’accesso e la visita ai campi di battaglia.
Infine, nel 1938 il rifugio cambierà nome: da Rifugio Pasubio a Rifugio Papa, con una cerimonia che non ci sarà mai. La data era stata fissata per il 2 luglio 1939, poi spostata ad agosto a causa dei nuovi lavori e infine fissata, anche per richiesta della famiglia Papa e dei reduci della Brigata Liguria che desideravano una cerimonia a rifugio del tutto completato, al 2 luglio del 1940. E però da settembre, con l’invasione tedesca della Polonia, l’Europa entra in guerra. Il 10 giugno del 1940 anche l’Italia vi entra, e tutto si ferma.
L’ultimo grande intervento sarà a cento anni esatti dalla prima inaugurazione, nel 2022 il Rifugio si dota di una nuova struttura, un corpo a sé, appena staccato rispetto all’edificio originale, con design moderno e pulito.
Da campo militare a rifugio alpino. Da nodo strategico a luogo di memoria. Oggi Porte del Pasubio non è solo un sito storico ma è un paese tra le nuvole che continua a vivere nel paesaggio, nei sentieri e nella pietra rimasta.