L’eco della guerra

Audioguida

La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

Le mine dei denti Austriaco e Italiano

La Strada delle 52 Gallerie era solo uno degli impegni affidati alla 33ª Compagnia Minatori sul Pasubio. Parallelamente, nelle zone più alte della montagna, in particolare sulle cime del Dente Italiano e del Dente Austriaco, un’altra forma di conflitto si svolgeva con brutalità e silenzio: la guerra di mine.

Qui, dove gli eserciti italiano e austro-ungarico si fronteggiavano a distanze minime, spesso separate da pochi metri di roccia, gli attacchi convenzionali si rivelavano infruttuosi. La soluzione divenne la “lotta sotterranea”, una strategia titanica e snervante.

Scrive Ugo Cassina nel suo diario:

«Sul Pasubio si combatté una guerra sotterranea, una guerra di mina: soldati e minatori scavavano silenziosamente tunnel sotto le postazioni avversarie, caricandole con esplosivo per farle esplodere dal basso.»

Questi lavori venivano svolti con estrema cautela. I tunnel erano scavati manualmente nella roccia, utilizzando strumenti semplici come picconi, pale e martelli. Ogni minimo rumore poteva tradire la posizione del tunnel ai minatori nemici, che a loro volta scavavano verso le posizioni italiane.

Cassina descrive con precisione:

«Nei cunicoli più avanzati lavoravamo quasi nel buio completo. Una piccola lampada a carburo illuminava a malapena il percorso. Ogni minimo rumore ci fermava immediatamente.»

Nel settembre del 1917 la tensione aumentò ulteriormente. Nella notte del 29 settembre, all’una e cinquanta, esplose la prima mina austro-ungarica sotto il Dente Italiano, causando la morte di ventidue militari tra cui il Capitano Motti e il Capitano Melchiori e diversi danni nelle strutture sotterranee italiane. Cassina racconta che, la notte precedente l’esplosione, lui e il tenente Ruffini si erano recati nella zona del Palon per visitare i lavori di mina condotti dalla 26ª Compagnia Minatori. Era la loro prima volta in quei cunicoli profondi sotto il Dente.

Subito dopo l’esplosione, la 33ª Compagnia Minatori, che aveva fino ad allora operato sulla strada, venne chiamata urgentemente per assistere i compagni della 26ª, rimuovere i detriti, recuperare i corpi e preparare la contromina italiana. Cassina annota:

«Il giorno dopo, con la 26ª compagnia sotto shock, venne chiamata proprio la 33ª per sgomberare morti e detriti, ma anche per caricare e far esplodere la contromina italiana del 2 ottobre.»

L’operazione di contromina fu svolta rapidamente, in condizioni difficili, con turni di lavoro incessanti. Il tenente Ruffini scrisse a sua madre il 4 ottobre 1917 descrivendo le condizioni estreme vissute:

«La 33ª Compagnia Minatori e due plotoni autonomi, fra cui il mio, vennero incaricati di sgomberare i detriti, caricare di esplosivo e far brillare la mina. Ci recammo sul posto mentre annottava, e toccò proprio a me iniziare il lavoro subito che fummo arrivati.»

Nella relazione del Capitano Picone sono elencati con precisione i lavori svolti dalla compagnia come lo sgombero della galleria Napoli dai detriti della mina austriaca, la regolarizzazione della parete di attacco con sacchi a terra, il caricamento con 540 cassette di gelatina esplosiva, l’innesco della carica con tubi esplodenti e altri sistemi ridondanti, la predisposizione dei circuiti elettrici di accensione, l’intasamento della carica, con traversi e sacchi a terra bagnati e infine, il brillamento.

Sempre dalla relazione del Capitano Picone, si legge:
“avvenuto il brillamento, si procedette alla verifica degli effetti dell’esplosione, i quali possono riassumersi in un’ampia escavazione al cui imbuto apparente il sottoscritto, in base alle osservazioni eseguite, attribuisce i seguenti dati. apertura 40 metri circa; altezza dell’imbuto 20 metri.”

La Compagnia rimase poi impegnata in diversi altri interventi legati alla guerra di mine fino ai primi di dicembre 1917, quando ricevette l’ordine di spostarsi verso la Val di Chiampo, lasciando temporaneamente la zona del Pasubio dove vi farà ritorno a febbraio del 1918, per lavorare ad un’ardita galleria sul monte Corno Battisti.

La guerra di mine si concluderà solamente il 13 marzo del 1918, con un ultimo tentativo austriaco di risolvere la contesa dei Denti, un’ultima mina farà quarantadue vittime tra i soldati italiani e cambierà profondamente il profilo del Dente Italiano. Da settembre del 1917 a marzo del 1918, 10 mine sconvolgeranno la parte sommitale del Pasubio.  

 

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