Dolomie e calcari

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La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

Ambiente e natura del Pasubio

Il Pasubio marca con la sua compatta e massiccia presenza il confine tra Veneto e Trentino e rappresenta l’ultimo rilievo importante delle Prealpi Vicentine. Un massiccio isolato e ben identificabile, delimitato da quattro valli: sul versante vicentino, verso sud e sud-est, le pareti a precipizio calano sulla la Val Lèogra e la Val Posina; sul versante trentino, verso nord e nord-ovest, degrada verso la Vallarsa e la Val Terragnolo fino a lambire Rovereto con versanti più dolci e ondulati.

La cima principale è il Palòn, 2.232 metri, ma la montagna offre una complessa sequenza di creste e dorsali che si snodano per oltre 10 chilometri con alture divenute famose nel corso della Grande Guerra: il Dente Italiano (2220 metri) e il Dente Austriaco (2141 metri), Monte Ròite (2144), Monte Corno (2141 metri), Col Santo (2112 metri). Dalla depressione di Porte del Pasubio (1928 metri) si stacca a sud-est un dorsale conosciuto anche come le Cinque Cime, che dal monte Forni Alti (2023 metri) degrada bruscamente verso Bocchetta Campiglia e sulla quale si sviluppa la Strada della 52 Gallerie

La storia geologica del Pasubio inizia oltre 200 milioni di anni fa, raccontata dalle evidenti stratificazioni che segnano le dolomie triassiche e i calcari grigi giurassici che lo compongono. Rocce che il carsismo ha modellato con doline, inghiottitoi e grotte naturali lasciando un ambiente superficiale povero d’acqua; la pioggia infatti scompare in profondità e riemerge molto più in basso, rendendo la sommità del massiccio arida, anche d’estate, nonostante le abbondanti piogge che caratterizzano l’alta Val Leogra. Ciò contribuisce a rendere la montagna ancora più aspra e severa, con ampie praterie d’alta quota che interrompono le pareti verticali e le balze rocciose.

Sotto i 1.500 metri, faggete e boschi misti coprono le pendici. Il faggio domina nei versanti più freschi mentre su quelli più assolati si sviluppano pino silvestre, larice e abete rosso. Salendo verso i 1.800 metri, i boschi cedono il passo ai caratteristici cespuglieti di pino mugo e rododendro, con praterie alpine ricche di fiori tra i mesi di giugno e agosto. Queste praterie ospitano specie adattate al vento e al freddo, come il ranuncolo alpino, le genziane e le stelle alpine.

Il Pasubio è un mosaico di ambienti: oltre 800 specie vegetali censite, alcune rare o endemiche. Nelle fessure delle rocce tra 1.500 e 2.000 metri cresce ad esempio lo splendido raponzolo di roccia, una specie protetta dalle direttive europee e la Primula spectabilis, dai fiori rosa, colonizza invece i ghiaioni e i margini dei nevai in quota, tra Val Canale, Porte del Pasubio e la Strada delle Gallerie.

In quota, il pascolo ha mantenuto le praterie aperte, frenando la risalita dei boschi ma dove il pascolo scompare, il bosco torna a chiudere gli spazi.

Anche la fauna riflette la varietà degli ambienti.

Nei boschi vivono caprioli, volpi, tassi, scoiattoli. Nei pascoli sommitali è facile osservare camosci, marmotte e lepri variabili. Nei cieli sopra i crinali volteggiano aquile reali, falchi, gracchi alpini. Nidificano, tra gli altri, la pernice bianca e il gallo forcello, per molte specie il Pasubio rappresenta il confine meridionale del loro areale, vera e propria isola ecologica.

Lungo i ruscelli resistono ancora la salamandra e la rana alpina. Recentemente è tornato anche il lupo, segno di una catena ecologica in continuo mutamento e alla ricerca di equilibri e variazioni.

Il Pasubio è protetto come Zona Speciale di Conservazione e Zona di Protezione Speciale nell’ambito della rete Natura 2000. L’area copre il cuore roccioso del massiccio e tutela habitat prioritari: faggete, praterie subalpine ricche di orchidee, pareti calcaree e zone umide residue.

Sono segnalate almeno dieci specie di interesse comunitario, tra cui il lupo, la marmotta, il raponzolo di roccia, la primula spectabilis, la scarpetta di Venere, diverse farfalle e uccelli alpini.

Il valore naturalistico del Pasubio non si misura solo nella varietà di piante e animali, ma nella coesistenza di numerosi paesaggi, modellati da secoli di pascolo, silvicoltura e storia militare. Così, le trincee e le gallerie, scavate nella roccia durante la Grande Guerra, sono ormai inglobate nell’ambiente. Lungo i sentieri, capita di osservare licheni che riconquistano vecchie postazioni o praterie che nascondono resti di camminamenti.

Il Pasubio è un archivio naturale e storico, un luogo dove montagne, piante e animali convivono con le profonde tracce lasciate dagli eventi storici.

La sua biodiversità, il mosaico di ambienti e la presenza di specie uniche fanno di questo massiccio uno dei principali laboratori naturali delle Prealpi. Qui ogni dettaglio, dal fiore aggrappato alla roccia all’impronta di un animale sulla neve, racconta la storia continua di adattamento e trasformazione di un ambiente alpino di grande valore.

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