
Audioguida
Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano
La tradizione cristiana vuole che nel 77 d.C. San Prosdocimo (che fu discepolo di San Pietro, primo vescovo di Padova e evangelizzatore della Venezia occidentale) ponesse la prima pietra del tempio dedicato a Maria, abbattendo l’idolo di Plutone, Summus Manium, che vi si adorava.
Affermazioni che non hanno supporto storico, ma che contribuiscono ad impreziosire la leggenda del monte Summano e ben si integrano con le presenze pagane e la conseguente necessità di rifondare il culto del luogo sacro su basi prepotentemente cristiane, fatto comune anche ad altre valli vicentine.
Nella tradizione, la Madonna è considerata la più feroce nemica di Satana, colei che ne schiaccia il capo ed è quindi ragionevole che proprio a lei sia stato consacrato il monte sul quale incombeva la minaccia degli dei infernali.
Ecco allora che per l’intercessione della Vergine, la chiesa del Summano fu riconosciuta nel corso del tempo come santuario, sia per le numerose narrazioni miracolose che per i frequenti pellegrinaggi, presunti o reali che fossero, che si susseguirono nel corso del tempo, non ultimi quelli di Sant’Orso e di Carlo Magno.
E non sono mancate le popolazioni locali a dare sostegno e ad accrescere la venerazione per il culto di quella che localmente viene chiamata la Regina Montis Summani.
Per trovare un supporto storico certo sulla presenza del santuario bisogna rifarsi alla vicenda di un certo Fra Tiso, identificato in un documento notarile del 1305 come priore della Chiesa di Santa Maria del Monte Summano, il quale riceve dalla nobildonna Castellana un campo di terra con vigna, per il prezzo di cinque libbre di danari.
Fra il 1300 e il 1400 il santuario subì alterne vicende, anche in virtù della crisi della chiesa seguita allo scisma d’occidente, fino alle notizie certe della custodia da parte dell’ordine religioso dei canonici regolari di S. Marco di Mantova.
Ma è il 1452 a segnare l’inizio della nuova vita del santuario. Già famoso da secoli e assai frequentato, grazie all’interesse dell’allora vescovo di Vicenza, Pietro Barbo (che diventerà Papa Paolo II nel 1464) il santuario fu affidato alla congregazione dei Padri Eremiti di S. Girolamo, noti come Girolimini, fondati del Beato Pietro Gambacorta da Pisa: la congregazione, al culmine della sua espansione, conterà 47 conventi, quasi tutti in Italia, tra cui il convento delle Maddalene a Vicenza.
L’arrivo dei frati Girolimini segnò per tutto il Monte Summano un vero e proprio rilancio religioso e il santuario conobbe il suo periodo di massimo splendore, la chiesa venne in questo periodo ampliata a tre navate, fu eretto il campanile e fu ingrandito il convento.
Il tetto, fatto in origine di scaglie di legno, venne rifatto in tegole, e la capienza dell’edificio fu portata a tremila persone, per poter ospitare le folle dei pellegrini che da ogni parte raggiungevano il monte.
Rinnovato quasi completamente, il tempio venne riconsacrato nel 1516.
Di certo la presenza dei frati diede avvio anche alla fortunata storia botanica del monte, grazie allo studio e all’applicazione delle oscure conoscenze colturali e applicative delle piante medicinali racchiuse nelle studio della tradizione ereditata dal mondo classico e gelosamente custodita nel chiuso dei monasteri.
I frati quindi non si sottrassero al compito di curare le anime, certamente, ma anche i corpi, applicando la conoscenza che trovava poi materia prima nella ricca flora del monte.
Questo stato glorioso durò sino al 1774 quando un decreto dei Senato della Repubblica Veneta costrinse i Padri Girolimini ad abbandonare il santuario.
Giusto il tempo per provvedere allo sgombero, durante l’anno successivo e poi i padri girolimini furono trasferiti nel convento di Lispida, nei Colli Euganei.
Ciò che rimane ancora oggi, dell’antico santuario, sono l’altare in marmo è la statua della Vergine, trasportate nella chiesa del Santo a Santorso, e la statua lignea della chiesa dell’Angelo nel comune di Piovene Rocchette.
Da questo momento in poi l’edificio subì abbandoni, crolli e degrado e venne poi definitivamente abbattuto.