Fondali marini e antichi vulcani

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Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano

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Le due cuspidi del Monte Summano, caratteristiche e riconoscibili già dal lontano capoluogo berico, sono sicuramente una figura familiare per tutti vicentini e di rimando, dall’alto dei suoi 1296 metri, la vista può spaziare ampiamente sull’incredibile rete di paesi, campi e strade dell’operosa provincia in un dialogo antico quanto silenzioso.

Proprio questo cono bicipite, questa forma così caratteristica della sua sommità, ha contribuito a far nascere numerose leggende e tradizioni locali, alcune fondate su fatti reali, benché persi nella notte dei tempi, mentre altre nate da curiose interpretazioni o da vere e proprie fantasie e di conseguenza decisamente false!

Provate a chiedere informazioni a qualche abitante del luogo non sarà raro sentirsi raccontare, ad esempio, la storia della sua presunta origine vulcanica, una tradizione popolare che si tramanda da intere generazioni e che sembra essere nata in epoche decisamente antiche.

Lo stesso storico dell’ottocento che abbiamo già incontrato, Gaetano Maccà, riporta nella sua storia del paese l’origine vulcanica di questo monte:

“In Monte Summano anticamente eravi un Vulcano. Di esso fa menzione il sopraccitato dottor Lupieri colle seguenti parole:
Due lave di sassi abbronzati ch’escono di sotterra alla metà del monte o poco sopra, l’una sul sentiero di Piovene, l’altra sul sentiero di S. Orso, non computate quelle che in parecchi luoghi inaccessibili saranno state vomitate dall’ardente Vulcano, ci fanno senza esitanza comprendere l’origine del disfacimento dei suoi suoli, porzione de’ quali, come abbiamo notato, esiste tuttavia dietro la villa di S. Orso, dove non avrà potuto estendersi la violenza del fuoco distruttore.”

Ma vi possiamo assicurare che la forma del nostro monte, con i vulcani, non ha proprio nulla a che fare e di certo andare alla ricerca di un presunto cratere nella sua sommità non vi porterà nessun risultato.
Vero è invece che il monte è il frutto dell’enorme scontro ancora in atto tra Africa ed Europa e rappresenta solo la propaggine meridionale di un’area geologica ben più ampia e strutturata che oltre al massiccio roccioso del Monte Novegno, con i suoi 1552 metri sul livello del mare, comprende anche l’Altopiano del Tretto.

Il Monte Summano è invece delimitato in modo netto dalla Valle dell’Astico, nel suo lato nord orientale, tra i comuni di Velo d’Astico e Arsiero e dall’ampia conca del Tretto ad occidente, già comune di Schio. Verso sud invece, come è facile verificare, l’alta pianura vicentina si raccorda dolcemente al versante e ne sfuma gradualmente la pendenza.

La roccia che compone l’ossatura  del Summano e che affiora nei grandi versanti che dominano la pianura è la celebre dolomia principale, formata in un antico ambiente marino, caldo e tropicale, che risale a circa 200 milioni di anni fa.

A ben guardare, si intuisce bene come gli strati di roccia dolomitica siano profondamente e decisamente modellati dallo scontro tra le grandi zolle tettoniche di cui si è detto, tanto che dalle profondità della pianura si innalzano decise verso il cielo fino a raggiungere la sommità del monte.

A cercarlo bene però, un collegamento con i vulcani c’è, anche se piuttosto particolare. Il monte nasconde infatti la presenza di strati e intrusioni di rocce basaltiche (queste si, e per definizione, di origine vulcanica) che sono in comune con tutta la corona di colline che ornano la provincia di Vicenza, tuttavia la loro origine è piuttosto lontana nel tempo e risale ad almeno due distinti periodi: 230 milioni di anni circa, durante l’era Triassica quello più antico, e circa 50 milioni di anni fa, nell’era Cenozioca o Terziaria.

Aldilà dei numeri e periodi, insomma, nulla a che vedere quindi con vulcani più o meno recenti o di epoca storica.
Nonostante questo la presenza delle rocce di origine vulcanica e dei processi geologici a loro collegati, hanno rappresentato la vera e propria fortuna per questi territori.

La loro formazione e la loro presenza hanno dato infatti origine ad una incredibile varietà di minerali che già partire dal quindicesimo secolo hanno reso famoso il vicentino in tutta Europa, grazie all’apertura e allo sfruttamento delle numerosissime miniere della Val Leogra e soprattutto dell’altopiano del Tretto, il naturale proseguimento occidentale del Monte Summano.

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