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Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano
Il tipo di vegetazione più comune sui versanti meridionali del monte è una sorta di prato arido cespuglioso dominato dalla Sesleria, un pianta erbacea con fioritura molto precoce, e dall’orniello, un albero che qui assume un portamento soprattutto cespuglioso.
Facile da osservare, l’orniello si riconosce piuttosto facilmente per le caratteristiche foglie, composte e formate da 5, 7 o 9 foglioline picciolate, di forma ovale.
In realtà l’osservazione di questi ambienti rivela all’occhio esperto il loro antico utilizzo e il forte impatto subito dallo sfruttamento umano, per la maggior parte infatti, i versanti del monte sono stati pascoli per pecore e capre, a partire da da tempi decisamente antichi e fino alla metà del secolo scorso.
Ne sono testimoni visivi fotografie del monte che lo ritraggono spoglio e quasi irriconoscibile rispetto ai giorni attuali, dove la copertura vegetale ha riconquistato abbondantemente il terreno sottratto.
I pascoli, abbandonati ormai da lungo tempo, hanno infatti seguito una naturale evoluzione, la quale tuttavia non è avvenuta completamente, nell’impossibilità di raggiungere completamente l’originaria formazione.
Ciò è dovuto soprattutto all’aridità del terreno e all’impoverimento subito nel corso del tempo, tanto che il terreno stesso, oggigiorno, riesce molto difficilmente a trattenere l’abbondante acqua meteorica.
Questa situazione di perenne trasformazione ha contribuito a rendere la flora del monte Summano particolarmente interessante, con la presenza di alcune delle specie tra le più rare del vicentino: l’Erba Perla rupestre, il Fior Mosca, il Narciso così come numerose orchidee che per certi versi sono una delle caratteristiche di questo monte, rinvenibili proprio all’interno delle distese prative.
Non sorprende quindi che proprio questi ambienti, veri e propri biotopi localizzati e peculiari, siano stati dichiarati siti di interesse comunitario e di conseguenza protetti da leggi europee che ne hanno decretato la massimo tutela al fine di conservarne la preziosa biodiversità
Nella fascia inferiore i boschi che ornano le pendici del monte sono dominati, oltre che dal già citato orniello anche da altre importanti specie arboree come il Carpino nero, molto diffuso e facilmente riconoscibile grazie al margine delle foglie doppiamente seghettato, e la splendida Roverella, una quercia piuttosto diffusa che in inverno trattiene in modo caratteristico le sue foglie secche appese ai rami.