Mangiare a tradimento

Audioguida

A spasso nella natura: i diorami del Museo Naturalistico di Asiago (VI)

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Mangiare a tradimento (Patrizio Rigoni)

Mangiare a tradimento, da Incontri sull’Altopiano di Patrizio Rigoni, Cierre Edizioni

Camminavo quietamente lungo il sentiero che porta in cima allo Sprunch, in mezzo ad abeti che avevano raggiunto altezze vertiginose, venti-trenta metri, imponenti, magnifiche colonne di quel tempio naturale che è una foresta.

Erano tante le cose che m’attraevano in quel momento che al sentire improvvisamente, a pochi passi da me, un verso del genere, mi venne quasi un colpo al cuore!
Che verso? È difficile spiegarlo: un piagnucoloso, lamentoso “ziizziiz”, un verso che mi ricordava quello degli uccelli giovani quando hanno fame.
Mi guardai attorno ma non vidi niente.

Aspettai che la voce si ripetesse. Passò qualche minuto ed eccola di nuovo, vicinissima. Niente.

“Ma da dove viene, santo cielo? e passai in rassegna il margine del bosco, palmo per palmo, in suspence.
E finalmente, non mi vedo davanti una bocca spalancata?
Si, una bocca d’uccello a tutta apertura, gialla, a forma di rombo e sotto, un grosso pennuto, grigiastro, piuttosto goffo e sgraziato: un giovane cuculo!

Non ne avevo mai visto uno da vicino. Faceva una certa impressione: mi veniva in mente uno di quei bambinoni cresciuti troppo in fretta! Era a terra, caduto da chissà dove.

Guardo meglio tra i massi che lo circondano e vedo un nido a brandelli, completamente sfasciato. Per forza, quale nido può resistere con un piccolo così… grande! Aveva fame e chiamava. Mi tirai in disparte per vedere chi sarebbe accorso.

Dopo un po’ sento un frullo e… non mi vedo arrivare basso basso un uccelletto piccolo, rotondo, fulvo e con la codina all’insù? Uno scricciolo, un rasètle, uno dei più piccoli uccelli nostrani.

Aveva un bruco verde nel becco e, dopo un’occhiata all’intorno, imbeccò alla svelta quel suo unico famelico figliolone.
Lo imbeccò allungando al massimo il collo quasi per il timore che l’enorme bocca ingoiasse anche lui.

Frullò via subito e, in breve, ne arrivò un altro, il padre o la madre?
Padre o madre per modo di dire: sapete benissimo che il cuculotto non era un loro vero figlio bensì un figlio adottivo, nato nel loro nido…a tradimento!
Fatto sta che lo trattavano da genitori veri con un impegno, uno zelo a dir poco ammirevole.

Per tutto il tempo (quasi un’intera mattina) che rimasi lì a osservarli nel loro incessante andirivieni, non feci altro che contarne i voli e i tempi d’intervallo tra una ‘portata’ e l’altra: un’attività estenuante per una pancia senza fondo. Poveri scriccioli!

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