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Monte di Malo (VI) e il percorso degli antichi Maronàri
Il Paese di Monte di Malo racconta una storia lunga molti secoli.
Nato dalla necessità di pochi, ora accoglie i suoi abitanti in un paesaggio collinare dolce e fresco, che regala affascinanti testimonianze storiche e naturalistiche a chi lo sa osservare.
Fino all’anno 1000 d.C. Monte di Malo era solo il monte di Malo, un tipico microscopico borgo collinare, la cui popolazione, poco numerosa, viveva del duro lavoro agricolo, spendendo abbondante fatica e sudore copioso, per ottenere magri raccolti da campi piuttosto infecondi.
Doveva sembrare davvero una “selva selvaggia”, degna del miglior Dante, che viandanti, mercanti e soldati cercavano possibilmente di evitare, basti pensare semplicemente al nome: Malo. A pronunciarlo non ci richiama un significato felice, esso infatti porta dentro di sé la radice “mel-mal”, origine di molti termini poco entusiasmanti e ciò può farci intuire la reputazione che questi luoghi avevano.
Per quale motivo quindi qualcuno venne a stabilirsi qui?
Sembra ormai certo che sul nostro territorio si insediarono popolazioni le cui tracce risalgono fino all’età neolitica. Nell’età del Ferro, Veneti, Rèti e Cèlti sono presenti in questi luoghi, anche se i primi abitanti stabili si riscontrano durante l’impero romano, circa 2000 anni fa.
I primi villaggi dovevano essere probabilmente formati da furfanti o perseguitati, che da diverse parti dell’impero erano fuggiti, cercando di frapporre tra loro e i loro aguzzini il terreno più impervio possibile. Ecco quindi che un territorio come Malo poteva fare al caso loro!
Come un bambino porta con sé per sempre i segni dei primi anni di infanzia, un paese nato dalla necessità e dal bisogno concreto non può sfuggire da questa connotazione.
Nonostante il tempo trascorso, infatti, il territorio di Monte di Malo comunica ancora quella schiettezza e concretezza di chi mantiene i piedi ben saldati a terra e guarda alle cose in modo semplice e pragmatico. Camminando per queste colline si può quindi respirare un territorio senza fronzoli o sofisticherie, ma reale, concreto e risoluto, che nonostante le iniziali diffidenze si è preso sempre cura di chi lo ha abitato.
Ci piace pensare che una piccola percentuale del sangue dei fondatori ancora scorra nelle famiglie che abitano queste colline, forse il tempo ha dilavato qualsiasi legame genetico con quel popolo di fuggitivi, ma di sicuro rimangono alcuni aspetti delle loro tradizioni e religioni: figure strane e straordinarie, come le Anguane o il Salbanello, che ancora oggi popolano i racconti degli anziani, sono arrivate infatti fino a noi grazie a questa fortunata confluenza di culture.