Non solo numeri

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La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

Il complesso sistema logistico

La guerra di montagna sul Pasubio non si misurava soltanto in colpi sparati o trincee conquistate.
La dimensione numerica delle opere realizzate, degli uomini impiegati, dei materiali trasportati racconta un’altra faccia della guerra: quella organizzativa, logistica, materiale.

Per quanto riguarda la strada, alla fine dell’opera la sua lunghezza complessiva sarà di poco meno di 6550 metri, di cui 2300 metri scavati in galleria e il resto tracciato a mezza costa nella roccia viva.
Delle 52 gallerie totali, almeno 7 di esse superano i 100 metri di sviluppo.

Il lavoro iniziò nel gennaio del 1917 con una ventina di uomini, ma nei mesi di massima attività, tra aprile e settembre, furono impiegati stabilmente circa 600 addetti, inclusi reparti territoriali ausiliari e manovalanza.

Per sostenere questi cantieri fu necessario realizzare un complesso sistema di infrastrutture:

  • diverse teleferiche a mano (telèfori),
  • sistemi di distribuzione dell’acqua
  • un’ampia rete di distribuzione per l’aria compressa

L’alimentazione pneumatica dei martelli fu resa possibile dall’impianto entrato in funzione ad Ottobre del 1916 a Malga Busi: 20 metri cubi di aria al minuto (ai quali se ne aggiunsero nove a maggio del 1917) ad una pressione variabile da 7 a 10 atmosfere,  distribuiti grazie a quattro tubazioni che raggiungevano Porte del Pasubio, Passo di Fontana d’Oro, Val Camossara, Bocchetta Campiglia e Bella Laita. Trenta chilometri di tubazioni principali, dalle quali si diramavano altri venti chilometri secondari.

Per far funzionare gli impianti e dare da bere agli uomini e agli animali fu attivato anche un acquedotto militare, che faceva capo sempre alla centrale di Malga Busi, la tubazione principale saliva per Fontana d’oro fino a Cima Palon a 2232 metri alimentando una rete di serbatoi dai quali partivano le tubazioni secondarie in una rete di oltre quaranta chilometri. Nel complesso, il sistema idrico del Pasubio poteva fornire fino ad 80.000 litri di acqua al giorno.

Sul Pasubio, da parte italiana, erano in funzione ben 12 teleferiche, che dalle stazioni inferiori presso le rotabili di fondo valle, sia della Vallarsa e sia della Val Lèogra, sollevavano ogni giorno centinaia di tonnellate di materiale alle stazioni superiori presso il Cosmagnón, la Lòra, il Soglio dell’Incudine, le Porte del Pasubio, il passo di Fontana d’Oro e le Acque Fredde. Da alcuni punti di arrivo il trasporto continuava con telèfori a mano verso le prime linee o altre località.

Ogni giorno, da fondovalle, risalivano migliaia di chilogrammi di materiale: munizioni, viveri, cemento, chiodi, legname, corde, attrezzi. Le salmerie si muovevano su mulattiere, teleferiche, sentieri attrezzati, a qualsiasi ora e con qualsiasi tempo.

Le linee telefoniche e telegrafiche tracciate lungo il massiccio si estendevano per decine di chilometri, collegate a centrali ben riparate e mimetizzate.

Ma la logistica riguardava anche i numeri umani.
Nel 1916, durante e dopo la Strafexpedition, il numero di soldati italiani presenti sul massiccio e nelle valli circostanti fu stimato in non meno di 50.000 uomini, contro circa 30.000 austro-ungarici.

Per servire queste truppe furono costruiti chilometri di trincee, camminamenti, ricoveri. Solo nella zona sommitale del Pasubio, tra il Dente Italiano, il Dente Austriaco e Cima Palón, si realizzarono oltre 7 chilometri di linee di difesa scavate nella roccia.

Le perdite documentate in un solo giorno, il 2 luglio 1916, durante l’attacco alla linea Cima Palon – M. Corno ammontarono a 2797 soldati italiani fuori combattimento e 587 austroungarici.

Durante l’intero conflitto sul Pasubio, le truppe si alternarono costantemente, ma alcune brigate come la Liguria e la Volturno vi rimasero impegnate per lunghi periodi, legando parte della loro gloriosa storia a questo massiccio.

 

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