
Audioguida
La strada delle 52 Gallerie del Pasubio
Il percorso tra pietra e polvere
L’ordine ufficiale di esecuzione dei lavori per la realizzazione della strada è datato 4 febbraio 1917, firmato dal colonnello D’Havet, comandante del Genio del V Corpo d’Armata e indirizzato al Comando del Genio della 44° Divisione.
“La strada dovrà essere carrareccia di una lunghezza massima di 3 metri, svolgendosi sempre sul rovescio e con l’andamento approssimativo che risulta dell’unito disegno. Tale indicazione è però semplicemente di massima, poiché data la natura rocciosa e frastagliata del terreno nel quale la strada dovrà svolgersi, non vi è la possibilità di potere preventivamente stabilire un regolare tracciato.
Da questa strada dovranno esservi numerosi e distanziati sentieri d’accesso alla sommità, ove dovranno ricavarsi caverne per appostazioni di mitragliatrici ed artiglierie di piccolo calibro. Antistante a questa linea di caverne attive, dovrà svolgersi un doppio ordine di reticolato costituito da cavalli-di Frisia, indicato nel disegno annesso […]”
Tuttavia i primi lavori sono già attivi alla fine di gennaio, quando un distaccamento della 33° Compagnia formato da 16 minatori guidato dal sottotenente Ortelli, di Bergamo, arriva ai Colletti di Campiglia per aprire alcuni scavi esplorativi. A questi primi 16 minatori se ne aggiungeranno presto altri, con i lavori che procedono celermente nonostante il terreno ancora coperto di neve.
Il distaccamento lavora in particolare alla galleria-cannoniera, che nel complesso del tracciato finale diventerà l’ottava, dotata di quattro aperture di tir affacciate sul versante orientale, in direzione delle linee nemiche, fu concepita con scopi difensivi e di osservazione. Dalle postazioni di tiro lo sguardo può ancora oggi spaziare verso la catena del Monte Maio, di Cima Costón, Monte Bórcoletta fino al Passo della Bórcola.
La strada, a gennaio del 1917 è definita semplicemente la “mulattiera per Forni Alti”. Nel frattempo, il comando della compagnia rimane acquartierato a Monte Alba, dove si trova dal 30 dicembre scorso, per completare lavori ancora aperti in quel settore.
Dal 14 marzo, il comando al completo della 33ª Compagnia Minatori è a Bocchetta Campiglia e occupa le pendici ancora innevate della Bella Laita, ci sono baracche in legno per le truppe e i comandi, magazzini e depositi per i materiali di lavoro, officine.
La baracca del comandante Giuseppe Zappa, abbarbicata sui roccioni poco sopra Bocchetta Campiglia, domina l’accampamento.
Si organizzano le squadre e i reparti di territoriali aggregati alla compagnia, formati da soldati più anziani o inadatti al fronte, impiegati nei lavori. Nel momento di massima concentrazione saranno fino a 600 le persone impiegate contemporaneamente nei lavori di scavo e predisposizione della strada.
Per forare la roccia si utilizzano perforatori pneumatici collegati con lunghe tubazioni alla centrale operativa di Malga Busi, i cui resti sono visibili ancora oggi lungo la strada che dalla località Ponte Verde raggiunge Bocchetta Campiglia.
A Malga Busi, 4 motori producono l’aria compressa necessaria al funzionamento dei perforatori. Nei fori ricavati si inseriscono con grande perizia le cariche di esplosivo necessarie per frantumare, metro dopo metro, la roccia della montagna, cercando di sfruttare al meglio le discontinuità naturali.
I detriti riempiono rapidamente il passaggio e devono essere rimossi con pala e carriole. L’aria è pesante a causa del fumo e delle polveri e sono perciò necessarie pause tecniche per provvedere alla ventilazione delle gallerie più lunghe.
Le squadre lavorano contemporaneamente su più fronti. Alcuni soldati scavano, altri costruiscono i camminamenti esterni protetti da muraglioni in pietra a secco, altri ancora gestiscono le teleferiche che trasportano materiali essenziali sospesi sulle valli sottostanti.
La tabella di marcia risulta intensa. Il genio militare insiste affinché lo scavo proceda giorno e notte, con ricambi di personale ogni otto-dieci ore. La cronologia dei lavori segna un incremento di produttività verso metà febbraio, quando viene approntata la prima piccola teleferica a mano per spostare materiali leggeri.
Così scrive nel suo rapporto il tenente Zappa, il 25 Marzo:
“Bocchetta Campiglia, Forni Alti. In corso di sistemazione il tratto di mulattiera inferiore. Si sono impiantate due teleferiche a mano per trasporto materiali. si continua nella costruzione del sentiero di accesso a Cima Cuaro per attaccare il lavoro della mulattiera al secondo tratto. Forza impiegata: 75 uomini del genio, 110 centurioni e 7 borghesi.
A marzo e aprile, il ritorno di nevicate e bufere rende ogni progresso ancora più difficile. Il sottotenente Ugo Cassina annota nel suo diario:
“Il tempo perverso ci obbligava a sospendere, ma mai per più di pochi giorni“.
Nonostante le difficoltà, entro la primavera la compagnia ha già realizzato i primi tratti fino a raggiungere i piedi della grande parete della Bella Laita.
Ora, davanti a loro, si erge una barriera naturale apparentemente insormontabile: oltre duecento metri di strapiombo verticale. Non si può più salire all’esterno. Bisogna entrare nella montagna.