La montagna

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La strada delle 52 Gallerie del Pasubio

Distanza7 kmDurata210 minAudio50 minDifficoltàDifficile

L’inverno più nevoso del secolo

È la fine di gennaio del 1917. A Bocchetta Campiglia, 1216 metri di quota sul versante vicentino del Monte Pasubio, uno degli inverni più nevosi del secolo stringe la montagna in una morsa di neve e ghiaccio.

Lo stretto valico tra le valli vicentine del Pósina e del Lèogra, quello che al giorno d’oggi segna l’inizio della celebre Strada delle 52 Gallerie ed è punto di partenza e di arrivo di un anello escursionistico tra i più spettacolari del Veneto, in quel gennaio del 1917 è in attesa di animarsi con un via vai di mezzi e di truppe al lavoro.

In queste condizioni si appresta a lavorare la 33ª Compagnia Minatori del Genio Militare italiano, formata da poco meno di 200 effettivi, tra soldati e ufficiali, specializzati nello scavo di gallerie e nell’approntamento di opere sotterranee.

L’ordine ufficiale, del 4 febbraio, è di costruire una nuova strada nel versante meridionale del Monte Pasubio, che colleghi Bocchetta Campiglia alla testata della Val Canale a 1920 metri di quota, dove sorge la città di baracche costruita per sostenere la prima linea attestata sull’altopiano sommitale del massiccio.

Non esistono mappe affidabili di questa zona.

L’intero versante della Bella Làita, il caotico groviglio di torrioni e canaloni rocciosi che oggi si attraversa tra la decima e la ventesima galleria, è segnato sulle carte solo come roccia. Nessuna traccia di sentieri, nessuna via sicura.

Il comando dei lavori è affidato al tenente Giuseppe Zappa. Nato a Reggio Emilia, 29 anni, Zappa si è laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, nel 1911, distinguendosi poi come progettista di motori navali nei cantieri di Genova. Volontario allo scoppio della guerra, nel Genio Militare unisce competenza tecnica e capacità di comando; la barba folta e il portamento severo gli conferiscono un’aria più matura della sua giovane età.

Zappa analizza la montagna attraverso gli scatti della sua macchina fotografica, fotografie che riprendono l’intero versante meridionale del Pasubio, innevato. Le studia la sera, insieme ai suoi ufficiali per decidere il da farsi. Traccia segni a matita e abbozza un’idea di percorso.

Accanto a lui opera un gruppo di giovani e validi sottufficiali, tra cui il sottotenente Ugo Cassina, non ancora ventenne, futuro matematico di fama. Sarà lui, anni dopo, a raccontare che:

“non esisteva un vero progetto definitivo del lavoro, perché era impossibile redigerlo. […] sapevamo di dover raggiungere Forni Alti e il Passo di Fontana d’Oro, ma non avevamo la minima idea del come avremmo potuto arrivarci, perché la Bella Laita, che bisognava attraversare, era inaccessibile.
Si decise di innalzarsi man mano, evitando le contropendenze, costruendo una strada mulattiera adatta anche al passaggio di piccoli carri”.

La nuova strada, nascosta dal tiro nemico, avrà il compito di sostituire il principale collegamento, costituito dalla camionabile degli Scarubbi, che da Bocchetta Campiglia risale il Pasubio dal versante nord-orientale. L’obiettivo è chiaro: portare uomini e rifornimenti alla linea avanzata senza essere esposti alla vista e al tiro delle truppe austro ungariche, che controllano le cime opposte​ e osservano attentamente la strada degli Scarubbi.

La necessità ha origine da un evento ben preciso: la Strafexpedition, la grande offensiva austro-ungarica della primavera 1916.

Lanciata il 15 maggio, la Strafexpedition vide decine di migliaia di soldati austro-ungarici muovere dalle linee settentrionali, per tentare di sfondare il fronte italiano nel settore vicentino e raggiungere la pianura veneta. Sul Pasubio, l’urto fu violentissimo.

Gli austriaci conquistarono ben presto le cime settentrionali del massiccio, dal Col Santo alla dorsale del Ròite, e minacciarono il versante meridionale, affacciato sulla Val Lèogra. Solo la disperata resistenza delle brigate italiane, come la Volturno, la Verona e la Liguria, riuscì a contenere l’offensiva​.

A metà giugno del 1916, esaurita la spinta offensiva, la linea austro ungarica dominava ad ovest la Vallarsa, occupava il massiccio del Pasubio con le linee avanzate sull’altopiano di Cosmagnòn, sul Monte Ròite sul dente Austriaco fino a Malga Buse di Bisòrte, e continuava ad est del massiccio oltre il Passo della Bórcola, presidiando il crinale opposto dalla Borcoletta al Monte Majo. ​

Da quel momento il Pasubio divenne un caposaldo fondamentale, circondato dal nemico; Porte del Pasubio, 1928 metri di quota al centro del versante meridionale del massiccio, nella testata della Val Canale, si trasformò in un punto strategico, riparato dal tiro diretto del nemico ma esposto alle difficoltà di accesso e di rifornimento.

La cresta sommitale, con il Dente Italiano e il Dente Austriaco, era ancora aspramente contesa e gli austro-ungarici, dai loro osservatori avanzati, potevano facilmente colpire ogni movimento sulle vie esistenti.

Costruire una strada sicura e riparata non era più una scelta, a questo punto, era una necessità. È in queste condizioni, che a Bocchetta Campiglia, sotto le pendici ghiacciate della Bella Làita, ha inizio una delle imprese più straordinarie della Grande Guerra: la costruzione di quella che diventerà la celebre Strada delle 52 Gallerie.

 

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