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Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano
Che il monte Summano e Santorso fossero frequentati fin da tempi remoti, lo confermano i numerosi ritrovamenti avvenuti nella celebre grotta Bocca Lorenza, che come un misterioso portale si apre al centro del versante meridionale del monte, all’interno della Val Grossa.
Il fascino della grotta traspare anche nel testo dell’abate vicentino Gaetano Maccà, che nella sua monumentale Storia del territorio Vicentino, dei primi anni dell’800, riporta:
”Nello stesso Monte Summano sopra la chiesa di S.Orso verso Piovene v’è un sotterraneo, ossia grotta, detta volgarmente Bocca Lorenza.
Dicono quelle genti, ch’entrando dentro di essa sentesi un mormorio di acque. Ecco ciò che dice di essa il sopraddetto Dottor Lupieri: una particolarità, che non si deve ommettere nella storia orittografica di Santorso, si è un antro vastissimo che si apre a ridosso del Summano all’occidente di detta Villa.
I Terrazani la denominano la Bocca Lorenza. Questa grotta si porta a linea dritta verso il centro del monte.
Non c’è persona che sappia dire, nè quanto sia lunga, nè quanto larga. La curiosità di tratto in tratto vi ha condotto qualcuno, ma per tutto altro oggetto che per prenderne le dimensioni dell’altezza, della larghezza, e della profondità.
Riportandosi alle relazioni che si sono ricevute da persone coraggiose, che sono penetrate molto avanti, non si allontanano molto dal vero assicurando che questo gran ventre occupi la maggior parte del centro della Montagna. Non si può sulle altrui informazioni stabilire, se la suddetta cavità sia lavoro del caso, o dell’arte”.
Ma lasciando il racconto dell’Abate Maccà, veniamo a tempi più recenti. Esplorata in modo sistematico nella prima metà del novecento l’ampia cavità, il cui nome curioso ha fatto fiorire storie e leggende, ha rivelato una profondità di circa 36 mt e interessanti aspetti naturalistici e storici.
Dopo i primi rinvenimenti casuali di inizi novecento la grotta fu oggetto di scavi archeologici che hanno permesso di documentare una lunghissima frequentazione, dal tardo neolitico fino all’età moderna.
I manufatti rinvenuti tra cui spiccano tre asce piatte e in rame, di fattura molto antica, raccontano i diversi utilizzi della grotta nel corso del tempo: ricovero temporaneo di pastori dal neolitico, area sepolcrale nell’età del rame e luogo di culto nella seconda età del ferro.
Attualmente i reperti sono in parte esposti al museo archeologico dell’Alto Vicentino e al museo naturalistico di Vicenza, in parte conservati in una collezione privata.