
Audioguida
Santorso (VI), storia e leggenda del Monte Summano
I pellegrini che faticosamente salivano al santuario della vetta, non si lasciarono certo sfuggire la la ricchezza e la diversità floristica del monte.
È anche vero che la leggenda vuole che fossero gli stessi pellegrini ad abbellire il sacro monte con fiori ed essenze portate da ogni dove.
Fu quindi quasi inevitabile che i primi botanici interessati al territorio vicentino, durante il rinnovamento rinascimentale del metodo scientifico, compissero le loro escursioni proprio sul Monte Summano trovandovi concentrata la ricchezza botanica propria di tutta l’area prealpina veneta.
Non è nemmeno del tutto illogico pensare che fossero spinti verso il monte dalla comodità di accesso e dal sicuro appoggio fornito dalla presenza del convento dei frati.
La fama del Summano era già tale nel corso del cinquecento da spingere il granduca di Firenze a finanziare spedizioni sul nostro monte al fine di arricchire i giardini fiorentini.
Celeberrima quella e del botanico fiammingo Giuseppe Casabona, che nel 1583 vi rinviene “tante et così rare erbe quanto in nessun luogo ne ebbi mai a trovare”.
L’escursione è ricordata anche dal contemporaneo naturalista Ulisse Aldrovandi che definì la flora del summano “la più ricca tra tutte”.
Dopo di loro, e fine alla fine del secolo, numerosi studiosi esplorarono il monte, attratti dalla fama che nel corso del tempo si era conquistata.
Una fama che ha reso il Monte Summano una delle località più conosciute e citate, con un sovrapporsi di raccolte antiche o più recenti, che a varie riprese hanno arricchito o rivisto il numero di specie botaniche che qui si possono rinvenire.
Ad oggi, possiamo considerare che sul monte sono presenti più di mille specie vegetali, un numero che quasi eguaglia il totale delle specie di aree ben più ampie ad esempio l’intera Val Leogra, una fama confermata insomma, dalla prova dei fatti.
Vale la pena ricordare almeno due delle specie più interessanti ma anche facili da riconoscere nel versante meridionale del monte, proprio nelle rupi calcaree o nei prati aridi che bordano strada della Via Crucis che sale verso la vetta.
Il primo posto spetta sicuramente all’erba perla rupestre, una pianta perenne e semi legnosa che nei mesi di maggio e giugno sfoggia il blu cobalto dei suoi fiori tubolari, preziosa e particolare perché distribuita esclusivamente in un’area ristretta del margine prealpino veneto e in poche stazioni delle Alpi Apuane in Toscana.
L’altro fiore spettacolare è la frassinella, che oltre i 600 metri di altitudine, quando i prati aridi prendono il sopravvento sulle ultime coperture boschive, si lascia ammirare in tutta la sua bellezza.
I fiori rosa con venature violacee, il fusto alto circa mezzo metro e il buon profumo di limone che si sprigiona da tutta la pianta, la rendono una delle regine del periodo primaverile.