
Audioguida
Monte di Malo (VI), tra filande e filandiere
La storia dell’arte serica, in Europa e in Italia, ha attraversato periodi più o meno fiorenti a causa di malattie, guerre e problemi economici, nonostante questo ha lasciato un segno indelebile nei nostri territori, dal punto di vista sociale, economico e culturale.
“La bela va in filanda” è una delle canzoni più diffuse tra le filandiere, conosciuta anche al di fuori delle filande.
Descrive, in modo semplice ma efficace, la condizione femminile di primo ‘900, al servizio dell’uomo sia all’interno degli opifici sia tra le mura domestiche.
Ma partiamo dal principio.
Per svariati secoli l’Europa dipende dalla Cina per il rifornimento di seta, richiestissima dall’elite aristocratica e dai ricchi mercanti.
È quindi con le crociate e l’assedio di Bisanzio che si portano in Europa le attrezzature e i segreti dell’arte serica e si inizia la tradizione europea della seta, propiziata da Venezia e dalla sua fitta rete di rotte commerciali.
Dopo un avvio stentato, è nel 1400 che diventa un settore stabile, a cui lo sviluppo tecnico dell’illuminismo settecentesco regala nuovi macchinari e tecniche, senza però fargli fare il salto di qualità sperato.
Una serie di battute d’arresto conducono infine il settore al declino: a metà ‘800 la pebrina, una malattia molto infettiva ed ereditaria, stermina gran parte dei bachi; nel ‘900 sono quindi le guerre a terminare il lavoro.
Nonostante diversi sforzi dello stato per far ripartire il settore tessile della seta, la poca industrializzazione e la concorrenza estera costringono questa attività a chiudere, restando oggi solo uno svago di singoli appassionati o uno strumento didattico.
Nel tranquillo e raccolto mondo del Faedo, l’arte serica rappresentò comunque, fino alla prima metà del ‘900, uno dei principali impieghi per le donne: c’era infatti la filanda di Priabona, alla quale si recavano a piedi, accompagnate da canti che creavano un’identità di gruppo diversa da quella contadina e necessaria palesare una solidarietà forte fra le operaie, soggette a una rigida disciplina per molte ore di lavoro al giorno.