La via del trenino di Piovene Rocchette

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Tappe

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La via del trenino

Siamo nel 1885, più precisamente il 16 di Marzo.

A Rocchette è il giorno dell'inaugurazione del nuovo tratto di ferrovia, a scartamento ridotto, che costeggiando i ripidi pendii orientali del Monte Summano, in poco meno di mezz'ora permetterà di raggiungere il paese di Arsiero, stazione di fine corsa.

Alla presenza delle autorità, e del senatore Alessandro Rossi, industriale e uomo politico, personalità di spicco del panorama italiano dell'epoca che ha fortemente sostenuto l'opera, il nastro viene tagliato.

La locomotiva, solida produzione tedesca della Krauss di Monaco, sbuffando, percorre i primi metri.

Il nostro viaggio inizia qui, poco oltre l'abitato di Piovene Rocchette, ai piedi del cosiddetto Sasso della Rocchetta, a seguire il fumo della locomotiva e con essa memorie e luoghi della Valle dell'Astico.

Nato nella seconda metà del 1800, una ventina d'anni dopo l'arrivo del primo treno a Vicenza nel 1846, il sistema ferroviario dell'Alto Vicentino si era sviluppato attorno alla città di Schio e al più grande complesso laniero italiano, il Lanificio Rossi, fulcro verso il quale convergevano i traffici di merci e prodotti generati dagli stabilimenti tessili dell'illustre famiglia, dislocati nel territorio limitrofo. A Schio, le merci prendevano la strada per Vicenza e da li, Milano, Torino e l'Europa.

Il grandioso stabilimento di Piovene, adibito alla filatura della lana e sorto nel 1869 sulla riva destra del torrente Astico, visibile percorrendo in auto il vicino viadotto della strada provinciale che porta verso Trento, fu il il capostipite di una lunga lista di impianti produttivi che fecero scuola nell'Europa del tempo. Altri tre ne sorsero a Piovene, uno dei quali, il cosiddetto Rocchette III è visibile nella sua veste moderna volgendo lo sguardo a sud, a lato della strada provinciale che porta verso il centro paese.

Altri ne sorsero ad Arsiero, a Chiuppano, nella Val Leogra a Pievebelvicino e Torrebelvicino.

In questi paesi, l'industria tessile, in forte espansione, cercava nuova manodopera e abbondante disponibilità di risorse naturali, come l'acqua del torrente Astico che scorre a qualche centinaio di metri da dove vi trovate e che più avanti potrete scorgere.

Ci vediamo all'uscita della prima galleria del percorso, dopo averne assaporato l'atmosfera e il silenzio.

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Galleria Rocchette

Vi state avvicinando alla seconda delle 5 gallerie che intersecano il percorso.

Lasciata alle spalle la galleria Rocchette, la prima, lunga all'incirca 110 metri, il tracciato continua seguendo fedelmente quello ammodernato nel 1933, progettato, a differenza del precedente, a scartamento ordinario.

Lo scartamento si riferisce alla distanza che intercorre tra le due rotaie di un binario, di 1435 mm per quello ordinario, utilizzato in Europa, Nord America e diverse altre nazioni, di 950 mm per il cosiddetto ridotto italiano, utilizzato anche nelle linee dell'alto vicentino di fine ottocento.

La scelta progettuale era dovuta alla possibilità, per i convogli a scartamento ridotto, di effettuare curve di raggio minore e di conseguenza di poter percorrere tracciati più tortuosi e complessi, come quelli che si addentravano nelle valli o lungo i versanti montuosi della zona prealpina.

Per contro, permetteva di raggiungere velocità minori.

Ci rivediamo all'interno della prossima galleria.

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Galleria Leda

Lunga circa 140 metri e scavata negli strati di roccia dolomitica che danno forma anche al grandioso versante meridionale del Monte Summano, la galleria Leda si percorre tutta d'un fiato, quasi aspettando da un momento all'altro di veder comparire alle spalle la scura locomotiva.

Chiudere bene i finestrini prima di entrare in galleria era una necessità, il fumo e il vapore, prodotti dalla locomotiva, avrebbero potuto invadere i vagoni e soffocare i passeggeri; finire con il viso annerito dalla fuliggine era cosa quasi normale e non era un caso che le signore si preoccupassero di coprire i capelli con un fazzoletto, prima di intraprendere il viaggio, per evitare spiacevoli inconvenienti.

Anche se la ferrovia era principalmente dedicata al trasporto merci, al servizio dei numerosi opifici del territorio, non mancava di servire anche passeggeri occasionali, lavoratori, dirigenti degli stabilimenti lanieri e turisti dell'epoca. Durante il periodo estivo, su richiesta, il treno poteva aggiungere addirittura una fermata, nei pressi del celebre birrificio poco lontano, che già dal 1873, con alterne vicende e passaggi di proprietà, produceva rinomate varietà di birra. In questo modo i turisti domenicali si potevano permettere il lusso di trascorrere una piacevole giornata fuori porta.

Ci rivediamo sopra il viadotto della piccola valle Brentegnan.

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Viadotto sulla valle Brentegnan

Con un rapido sguardo alla catena di monti alla vostra destra, da sud-est a nord, potete abbracciare in pochi attimi buona parte dei massicci che modellano i versante sinistro della valle.

Dai pascoli del monte Foraòro che si affacciano appena sula pianura, ai contrafforti rocciosi della cima Fàvaro e del monte Paù e poi la Val Canaglia a dividere da questi il celebre monte Cengio.

Oltre, superato l'intaglio della Valdastico, e volgendo lo sguardo a nord, in primo piano si stagliano la cima del monte Caviòio e quella sovrastante del Cimone, con la solenne punta del suo monumento, che richiama l'attenzione alle tristi vicende belliche a cui è legato.

Ci vediamo un po' oltre la prossima galleria, dove una comoda panchina permetterà di ammirare la valle e scoprirne le origini.

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Il torrente Astico

Date un'occhiata al fondovalle: quella che scorre è l'acqua del torrente Astico, uno dei principali corsi d'acqua di tutta la provincia di Vicenza, nel suo tratto più intatto e selvaggio.

Dai versanti del Sommo Alto, presso Folgaria, in territorio Trentino, l'acqua del torrente solca successivamente la valle omonima, dividendo, come una profonda ruga, l'altopiano di Tonezza, ad ovest, da quello di Asiago, ad est.

Abbandonata la valle, e le ultime propaggini delle Prealpi vicentine e attraversata buona parte dell'alta pianura, l'Astico si congiungerà al fiume Tèsina, molto più a sud, e da li le sue acque continueranno con questo secondo nome: avrà percorso più di trenta chilometri.

Con un pò di attenzione, se state passeggiando a primavera inoltrata, non sarà difficile scorgere il richiamo di una coppia di Poiane, o il canto articolato di un Fringuello solitario che si fa sentire dalla cima di un albero.

Immaginate per un attimo di fare un salto nel passato, un salto lungo, molto lungo, di almeno 20.000 anni...e di osservare questa valle e i ripidi versanti dell'Altopiano di Asiago, più lontani.

Davanti a voi, però, non ci sono acque e montagne, nessun argine o macchia boscata, ma un'enorme distesa di ghiaccio, spessa fino a 1000 metri.

Quella difronte a voi è la lingua alimentata dal grande ghiacciaio della val d'Adige, in Trentino, che attraverso la sella di Carbonare svalica lungo la valle dell'attuale Astico, tra l'Altopiano dei Sette comuni e quello di Tonezza.

Le tracce di questo gelido passato, si ritrovano oggi nella forma stessa della valle e negli accumuli di detriti e massi di varie dimensioni che nel corso del tempo hanno dato origine a formazioni rocciose particolari, dall'aspetto eterogeneo, testimoni della forza dell'antico ghiacciaio e che costituiscono oggi il cosiddetto anfiteatro morenico di Cogollo del Cengio che chiude la visuale a sud.

Nella prossima tappa ammireremo l'inconfondibile sagoma del colle del Castello di Meda.

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Meda

Con l'ammodernamento della linea ferroviaria, avvenuto nel 1933, la fermata estiva presso la birreria, dove un binario parallelo permetteva la sosta di qualche vagone viaggiatori, fu soppressa e sostituita dalla fermata in cui vi trovate ora, detta delle Lujare, dal nome della località in cui si trova.

Ancora visibile, poco più avanti, è rimasto il casello, il numero 6 della linea che dopo il l'ammodernamento del 1933 congiungeva direttamente il comune di Thiene con quello di Arsiero.

“Con le lacrime agli occhi assistemmo impotenti alla demolizione di macchine e carri,  impietosamente sventrate dai cannelli, dai quali un eruzione pilotata faceva uscire enormi getti di lapilli incandescenti. Sul terreno rimasero tonnellate di materiale ferroso che, ironia della sorte, trasportate su gomma, presero la via delle fonderie”.

Così racconta Federico Rohr, piovenese, classe 1946, nel bel libro “C'era una volta il trenino dell'Altopiano”.

Il casello rimane oggi il testimone della sospensione delle attività ferroviarie lungo la linea, avvenuta nel 1964, e della loro definitiva soppressione, nel 1977.

Alzando lievemente lo sguardo, oltre la strada sterrata e gli alberi che la accompagnano, noterete, incorniciato dalle cime delle prealpi, l'inconfondibile sagoma dello sperone roccioso che sovrasta la frazione di Meda del comune di Velo d'Astico.

Il colle del castello di Meda sembra fosse abitato già in epoca preistorica. A sbarramento e difesa della valle e dei villaggi limitrofi, si sono succedute poi, nel corso del tempo, varie opere di fortificazione, che intendevano sfruttare la fortunata posizione, dalla quale ogni minimo movimento in valle poteva essere osservato e comunicato.

Passato successivamente, insieme ai ruderi che vi rimanevano, sotto la proprietà dei Conti Velo, divenne intorno al 1600 sede di una piccola chiesa, voluta con precisa indicazione testamentaria, dal conte Giacomo Velo.

Dal 1667, la chiesetta, dedicata ai santi Filippo e Giacomo fu affidata ad un eremita al quale ne succedettero altri fino almeno ai primi decenni del 1900.

Il nostro viaggio lungo l'antica ferrovia e le sue storie, per ora, termina qui, ma molte altre aspettano di essere raccontate.

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