
Audioguida
La strada delle 52 Gallerie del Pasubio
Il tratto più difficile e spettacolare
Tra marzo e aprile del 1917, la costruzione della strada entra in una nuova fase. La compagnia ha superato i primi tratti esposti e ha raggiunto le pendici della Bella Laita, tra la decima e la ventesima galleria si svilupperà il tratto più complicato e affascinante di tutto il percorso.
Ma è anche il momento nel quale avviene un cambio importante. Il tenente Giuseppe Zappa, comandante della 33° compagnia dal 18 gennaio, che aveva guidato i lavori fin dai primi sopralluoghi con la montagna ancora coperta di neve, viene richiamato a Torino, trasferito alla direzione dell’Aeronautica. Era stato il promotore di un metodo di lavoro che univa fotografia, rilievo sul campo, e verifica empirica metro dopo metro.
Scrive Ugo Cassina nel suo resoconto:
“il 22 aprile Zappa ricevette l’ordine di partire dalla compagnia per raggiungere la direzione dell’Aeronautica di Torino. Partiva il maestro. Ma ormai eravamo divenuti tutti abbastanza esperti; la strada ci aveva sedotti e aveva sedotto anche i graduati e i soldati.”
A succedergli è il capitano Corrado Picone, ingegnere ventiquattrenne di Napoli, ufficiale effettivo del Genio. Inizialmente dubbioso sulla fattibilità della strada, Picone ne riconosce ben presto l’importanza e la qualità del lavoro svolto. Prende il comando del cantiere sul posto e ne riorganizza alcuni aspetti, con maggiore efficienza logistica e rotazione dei turni.
È in questa fase che si affronta la parte più difficile del tracciato, ovvero superare in verticale le balze sommitali del settore della Bella Laita. L’accesso in quota è bloccato da un sistema di creste e salti rocciosi, da qui nasce la necessità di entrare dentro la montagna, scavando in profondità.
Il compito ricade in buona parte sul giovane sottotenente Ugo Cassina, che in questi mesi assume un ruolo chiave nel disegno e nel controllo dei tracciati interni.
Viene così progettata la 19ª galleria, scavata con un andamento elicoidale, una spirale che si sviluppa all’interno di un torrione naturale di roccia. È lunga oltre 320 metri, con andamento curvilineo continuo, guadagnando quota in uno spazio angusto e protetto. Serviranno 10 imbocchi diversi, con altrettante finestre necessarie a dare luce e aria, e verrà terminata il 20 Luglio 1917.
Cassina la descriverà come un’opera unica: “salivamo come in un cavatappi, scavando pochi centimetri alla volta, cercando di non uscire mai dal profilo della roccia”
Per guidare lo scavo si procede con attacchi simultanei da più punti. I calcoli sono fatti sul posto, il raggio di curvatura, le inclinazioni, il raccordo tra le gallerie viene determinato con metodo empirico, ma con estrema precisione.
Subito dopo la 19ª si apre la 20ª galleria, forse ancora più spettacolare. Più breve, ma ancora più avvolta su se stessa, sale dentro un pinnacolo roccioso isolato, con pendenza accentuata e curvatura ancora più stretta. Anche qui si scava a spirale, mantenendo sempre la sezione minima della galleria, poco più di due metri di larghezza per il transito dei muli.
Già ai primi di maggio del 1917, la compagnia aveva iniziato a frazionarsi, con la creazione di nuovi distaccamenti.
La Bella Laita, già dotata già di alcune baracche, in breve tempo, si trasforma in un “popoloso paese in legno e tela” che ospita centinaia di uomini e che accoglie dal primo di agosto anche il Capitano Picone con il comando di compagnia, permettendogli di assumere l’effettiva direzione di tutti i lavori da lassù.
I punti chiave del versante meridionale del Pasubio, diventano così altrettante basi operative e in poco tempo tutti i settori e le valli che li dividono, sono occupati: da est ad ovest sono Bella Laita, Val Camossara, Forni Alti, Val Fontana d’Oro, Sogli Rossi, Val Canale.
Il 6 agosto un plotone composto da 4 ufficiali e 50 uomini si trasferisce da Bella Laita alla testata di Val Fontana d’Oro, presso la sella che divide il settore di Forni Alti e del Soglio Rosso. Qui si sistema in baracche, lavorando sul tratto di strada val Camossara – Fontana d’Oro. Quattro giorni più tardi anche due centurie delle sei a disposizione della compagnia vengono inviate a Fontana d’Oro.
Il 23 agosto, altri 50 uomini raggiungono il distaccamento al cui comando viene destinato il tenente Ricci che, per il tratto tra Val Camossara e Fontana d’Oro, sfrutta un gradone erboso sulla parete dei Forni Alti, identifica da Cassina e Ruffini in una precedente ricognizione, realizzando il passaggio con una serie di tratti in galleria e a mezza costa che attraversano l’ampia curva della valle. Saranno necessari muraglioni a secco e robusti paravalanghe per mettere in sicurezza questo tratto di strada.
L’ultimo tratto di strada (circa 3 chilometri) tra la Val Camossara e Porte del Pasubio attraverso Fontana d’Oro, sarà terminato tra il primo settembre e il primo dicembre 1917; sale a toccare quasi la cima del Soglio Rosso (2021 metri), offre uno dei tratti più aerei e spettacolari e poi in discesa raggiunge Porte del Pasubio (1927 metri) nella testata della val Canale.
Ai primi di dicembre 1917, la 33ª Compagnia Minatori riceve l’ordine di spostarsi in Val di Chiampo. In quel momento, la compagnia abbandonò il lavoro “che in una decina di giorni avremmo rifinito“, indicando che la strada era ormai praticamente ultimata.
Rispetto al tracciato definitivo, al momento della partenza della 33ª Compagnia Minatori, mancano ancora all’appello le attuali gallerie 49 e 50, che saranno costruite di li a poco.
Sono stati complessivamente scavati nella roccia più di 6 chilometri di strada, perforate 50 gallerie, aperte finestre per l’areazione e l’illuminazione, predisposte gallerie accessorie, costruiti muri di sostegno, ricoveri e paravalanghe, sistemate baracche e magazzini, installate teleferiche, predisposti ringhiere e funi metalliche per la sicurezza.
A Bocchetta Campiglia, l’ingresso della prima galleria è stato rivestito di cemento e sagomato ad arco ed incisi a futura memoria rimangono i nomi dei reparti che hanno contribuito alla realizzazione della strada.