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Santorso (VI), il paese dell’acqua
L’origine del nome del paese, SANTORSO, sembra avere due possibili strade.
La prima ipotesi, più diretta, riguarda la straordinaria vita del nobile francese Orso, poi diventato appunto Sant’Orso e del suo viaggio di penitenza durato ben 12 anni prima di approdare alle pendici del monte Summano.
La seconda ipotesi invece, secondo qualche storico, fa risalire il nome del Santo ad una famiglia longobarda, i Beroaldi, che per primi sarebbero entrati in possesso di investiture nel territorio del Comune.
Il termine tedesco ber, radice del nome Beroaldi, significa appunto orso e potrebbe quindi aver dato origine al nome del santo e contribuito alla nascita della leggenda del nobile pellegrino.
Qualche che sia la vera storia, così descrive il paese l’abate Gaetano Maccà, celebre storico del territorio vicentino, che nella sua monumentale opera non ha mancato di raccontare Santorso e il suo territorio:
“S. Orso, che anticamente chiamavasi Salcena, è villa competentemente borgata.
Giace ai piedi di Monte Summano verso mezzogiorno sopra picciola altura, la quale in lontananza porge una bella e piacevole veduta. La metà di questa villa è montuosa con colline, e l’altra metà è piana.
Ha Vicenza a quarta di Ostro verso Scilocco in distanza di miglia quindici, e Tiene a Ostro Scilocco, da cui è lontana cinque miglia. All’intorno confina colle ville di Piovene, Zanè, Schio Vicariato, S. Ulderico e S. Rocco del Tretto, e Velo.”
Il suo terreno è assai fertile, perciò scrive il Barbarano parlando di questa villa:
“Questo luogo è fertilissimo, e deliciossimo producendo qualunque cosa necessaria per il vito humano specialmente vini preziosissimi.
Sopra Monte Summano, che in gran parte è di questa villa, verso il Tretto v’è un bosco di circa cinquanta campi di roveri, e castagni. In esso monte pure vi sono molti pascoli, e si faranno ivi circa quattrocento carri di fieno ogni anno.
Ai confini di questa villa verso Schio scorre il torrente Timonchio. Da questo torrente sul distretto del Tretto esce un rivo, che passa per questa villa girando quattordici ruote di molini, un maglio da battiferro, ed un follo da panni, indi portasi a Thiene.
Vi sono poi quivi parecchie fontane di limpide acque, che sgorgano dalle falde di Monte Summano, e tutte di acqua perfettissima.
Tra esse ve n’è una chiamata Rionza, che trovasi sul monte stesso avanti di arrivare alla chiesa dedicata a S. Orso, l’acqua della quale ha grande stima, e se ne fa gran uso specialmente per gl’infermi.”
Lo storico Maccà, che così raccontava Santorso agli inizi del 1800, dava seguito alla sua storia riportando le numerose virtù delle acque del paese, con le quali si sarebbero potuti curare i febbricitanti.