
Audioguida
La mostra Soundiversity, la voce della Biodiversità
Che pace che dà il silenzio sott’acqua! Ma quale silenzio?
A differenza di quello che si potrebbe pensare, il mondo sottomarino non è per nulla silenzioso. Il suono sott’acqua è cinque volte più veloce e può propagarsi fino a centinaia di metri o addirittura chilometri. Queste caratteristiche hanno avvantaggiato in molti organismi marini lo svilupparsi del senso dell’udito rispetto a quello della vista.
E allora sott’acqua che cos’è che si sente? Ti presento il coro dei pesci. I pesci emettono vari suoni, inclusi grugniti, gracidii, click e schiocchi, che vengono utilizzati per attirare i compagni e per allontanare i predatori. Per la produzione sonora utilizzano lo sbattere della coda o delle pinne, lo sfregamento o percussione di parti del corpo come denti e opercoli e la compressione della vescica natatoria.
Come la sera le rane gracidano vicino agli stagni, così nelle ore crepuscolari i cori degli scorfani risuonano nelle praterie sottomarine del Mediterraneo.
Anche i crostacei si fanno sentire. Alcuni di loro producono suoni a scopo di difesa o per procurarsi il cibo attraverso la stridulazione, ovvero lo sfregamento di due parti del corpo insieme. Altri, come il gambero pistola, usano la cavitazione, prodotta dallo scoppio di una bolla che si crea quando la chela più grande si apre e si chiude rapidamente. In questo modo producono uno dei livelli di pressione sonora sottomarina più intensi mai registrati. Ultimi sì, ma non per importanza, i mammiferi marini. Essi emettono suoni che vengono utilizzati per la comunicazione, per l’alimentazione e la navigazione.
Gli odontoceti, cetacei dentati, producono un’ampia varietà di suoni, la maggior parte dei quali ad alta frequenza, attraverso un sistema di sacche d’aria e tessuti molli specializzati, che vibrano mentre l’aria si muove nelle cavità nasali. Il suono prodotto viene incanalato attraverso i grassi del melone.
-Fermati, lo so che stai pensando al frutto, non sto parlando di quello, dai, concentrati.-
Il melone degli odontoceti è una sacca presente nella parte anteriore della testa. La sua forma può essere modificata dall’animale per produrre un raggio sonoro stretto o ampio.
Secondo gli studi del progetto CETI, Cetacean Translation Initiative, i click tipici dei capodogli rappresentano un sistema di scambio di informazioni che potrebbe essere più avanzato di quanto si crede. Gli scienziati sospettano infatti che possano esserci diverse centinaia di possibili combinazioni di click che costituiscono una sorta di alfabeto fonetico.
A differenza degli odontoceti, i misticeti, cetacei con i fanoni, utilizzano solo la laringe per la produzione del suono. All’interno della laringe è presente una spessa piega di tessuto a forma di U, a contatto con un cuscinetto di grasso. I misticeti contraggono i muscoli della gola e del torace, provocando il flusso d’aria tra i polmoni e il sacco laringeo, facendolo vibrare e producendo onde sonore a bassa frequenza.
I canti delle balene sono una delle più complesse e straordinarie forme di comunicazione del regno animale, conosciuti e studiati da decenni, ma anche parte integrante della cultura popolare.
Nel 1970 il biologo statunitense Roger Payne raccolse le registrazioni dei canti delle megattere ed ebbe l’idea di farne un disco che ebbe un impatto enorme nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di fermare la caccia alle balene.
Songs of the Humpback Whale diventò il disco di suoni naturali di maggior successo di sempre e diffuse nel pubblico una profonda consapevolezza dei modi in cui comunicano gli animali più grandi al mondo. Grazie all’uscita dell’album nel 1986, dopo secoli di persecuzioni, è stata finalmente abolita la caccia commerciale alle balene.
“I started playing humpback whale sounds to friends and other small audiences and soon it became very clear that these sounds moved people deeply, Roger Payne.