
Audioguida
La mostra Soundiversity, la voce della Biodiversità
Cerca di ricordare, prova a porre la tua attenzione ai suoni che ci circondano durante il corso delle giornate. L’ambiente è carico di suoni, il vento tra gli alberi, il traffico, le voci, tutto ciò che sentiamo forma il paesaggio sonoro. Questo termine fu inventato dal musicista e compositore canadese Murray Schafer che descrisse il paesaggio sonoro come un qualsiasi campo di studio acustico, una composizione musicale, un programma radio o un ambiente.
Bernie Krause, musicista e studioso, ci aiuta a fare chiarezza dividendo i suoni di un dato ambiente in tre categorie: biofonia, geofonia e antropofonia.
-La biofonia comprende i suoni generati dagli esseri viventi che abitano un dato spazio, come i cinguettii degli uccellini, il gracidio delle rane o il bramito dei cervi.
-La geofonia è generata da elementi non viventi che fanno parte del paesaggio naturale, come il vento, la pioggia o lo scorrere di un fiume.
-L’antropofonia include tutti i suoni generati dall’uomo in un certo ambiente, da quelli fisiologici, come la voce, a quelli incidentali, come il suono dei passi o il fruscio dei vestiti, fino ai rumori elettromeccanici, come quello di un’automobile, o quelli controllati, come la musica.
Vivendo immersi in un ambiente sempre più saturo di suoni e rumori di ogni tipo, è importante avere gli strumenti giusti per poterli analizzare.
-La bioacustica è la scienza che si occupa di analizzare suoni e richiami emessi dalle singole specie.
-L’ecologia acustica, invece, è la scienza che studia le componenti acustiche di un dato ambiente e che indaga in modo scientifico l’intero paesaggio sonoro al fine di ottenere dati importanti per lo studio dell’ecologia.
Ogni specie, nel tempo, si è adattata alle caratteristiche acustiche peculiari del proprio habitat, unendo la propria voce a quella degli altri organismi, con l’obiettivo di propagarla il più lontano possibile. Hai mai avuto l’impressione che la voce dell’uomo stesse sovrastando tutte le altre voci? Alcuni dei paesaggi sonori che possiamo ascoltare oggi sono a rischio e potrebbero diventare i fossili di domani.
Combinazioni uniche di suoni che potrebbero scomparire per sempre a causa della mancata protezione di habitat fragili e questo non si riflette solo sulla perdita di biodiversità ma anche sulla nostra salute. L’integrità dei paesaggi sonori naturali è indispensabile per noi quanto l’acqua pura, l’aria pulita e il suono incontaminato un valore fondamentale per il nostro benessere da proteggere e conservare.
Oggi la biodiversità si riduce a un ritmo più elevato rispetto al naturale succedersi delle specie. Siamo di fronte a una vera e propria sesta estinzione.
Le principali minacce per la biodiversità sono: il degrado degli habitat naturali, che vengono distrutti e frammentati per rispondere alle esigenze economiche e sociali dell’uomo, l’inquinamento, che altera i cicli vitali delle specie, e i cambiamenti climatici, che modificano la distribuzione delle specie sul pianeta in conseguenza alle mutate condizioni dei loro habitat.
Le specie che vengono trasportate in aree geografiche diverse da quelle originarie, le cosiddette specie alloctone, mettono in difficoltà gli organismi locali sottraendo risorse limitate, diffondendo nuove malattie e in alcuni casi attuando una predazione che sbilancia gli equilibri ecosistemici. L’uomo infine incide direttamente sulle specie animali con azioni di caccia e pesca eccessive.
Paura eh?
Che fare per provare a contrastare tutto questo? Per fermare la perdita di biodiversità si cerca di conservare le specie e gli ecosistemi e la prima azione che si compie è il monitoraggio, anche bioacustico. Gli studi di bioacustica, infatti, permettono di monitorare l’aspetto sonoro degli ecosistemi e rilevarne i cambiamenti.
Un esempio è il fenomeno dell’acidificazione degli oceani, causata dall’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera, che riduce l’assorbimento sonoro dell’acqua aumentando il rumore di fondo e mettendo in difficoltà la comunicazione e l’orientamento dei mammiferi marini. Grazie alle conoscenze derivanti dalle indagini sugli habitat è possibile creare aree naturali protette e promuovere modi sostenibili di utilizzare le risorse naturali.