La mostra Soundiversity, la voce della Biodiversità

Soundiversity è un viaggio spazio-temporale nel mondo acustico, dai primi suoni della Terra al frinire dei grilli fino al canto melodioso delle megattere, tra paesaggi sonori che mutano per effetto della storia evolutiva e della pressione esercitata dalla specie umana. Chi è stato il primo animale a comunicare producendo suoni? Che rumore fa una galassia? Come è fatta un’onda sonora? Il mare è davvero un mondo silenzioso?

Il percorso espositivo è articolato in tre sezioni tematiche:

  1. la prima parte è dedicata allo spazio, alla Terra primordiale e alla fisica del suono;
  2. la seconda parte racconta i meccanismi e le funzioni della comunicazione acustica negli animali;
  3. il percorso si conclude trattando le diverse componenti dei paesaggi sonori e la tematica della perdita della biodiversità.
    In ogni sezione sono presenti exhibit sonori, reperti da toccare e giochi interattivi, con un’attenzione particolare all’accessibilità fisica, sensoriale e intellettiva.

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Tappe

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Suoni primoridiali

Immagina la Terra tutta immersa nel silenzio. 

- Ok, forse ho esagerato. -

In principio, gli unici suoni terrestri erano quelli prodotti da rocce, acqua, fulmini e vento. La Terra suonava attraverso gli elementi. A tacere erano i suoi primi abitanti, animali unicellulari incapaci di comunicare con i suoni. Ma il silenzio del mondo animale non era destinato a durare.
Nel corso di tre miliardi di anni, l'evoluzione diede origine ad una nuova struttura che in seguito avrebbe trasformato il paesaggio sonoro del nostro pianeta: il ciglio. 

- Il cosa? -
- Il ciglio. -

Il ciglio è un organello corto e sottile che permette alla cellula di nuotare, orientarsi, dirigersi verso il cibo e percepire l'ambiente che lo circonda. Grazie alle ciglia sensorie si arriverà all'evoluzione degli organi di senso e delle strutture specializzate per la percezione dei suoni. 
Ci pensi? Il mondo dei suoni che oggi conosci, così ricco di voci, compresa la tua, si è formato a partire da queste cellule mute e sorde. Ora puoi dare uno sguardo al nostro passato di cellule cigliate grazie ai conoflagellati, organismi unicellulari dotati di ciglio, diffusi in tutti gli ambienti acquatici e divoratori di batteri.

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Animali estinti

A chi pensi quando senti parlare di animali estinti? Ti aiuto? 

Gli estinti più illustri sono i dinosauri. Nei 179 milioni di anni che trascorsero sulla Terra, i dinosauri si differenziarono in numerosissime specie, ognuna con dimensioni e caratteristiche particolari. Grazie ai fossili, oggi sappiamo molto sulla loro anatomia, sulla loro dieta e sulle loro abitudini. Ma com'è che comunicavano? Probabilmente in tanti modi diversi. Lo hanno scoperto gli studiosi di paleoacustica, che analizzano il suono associato ai fossili. 

Questi studiosi hanno ipotizzato diversi modi in cui i dinosauri avrebbero potuto comunicare acusticamente, come ad esempio tramite sibili, schiocchi e movimenti delle mandibole, ringhi e sfregamenti di scaglie, o ancora con frusci di piume. Ma quindi loro possedevano un organo vocale, oppure no? Difficile saperlo con certezza. Si ipotizza che i grandi rettili della preistoria producessero soprattutto suoni a bocca chiusa, emessi con il naso attraverso vibrazioni generate in strutture presenti nel petto, come avviene per struzzi e coccodrilli. 

C'è però una specie di dinosauro di cui conosciamo la voce in modo esatto, il Parasaurolophus Tubicen. Questa particolare specie possedeva una cresta ossea lunga quasi un metro. 
Nel 1995, i paleontologi del New Mexico Museum of Natural History, scoprirono un cranio quasi completo di questo animale e riuscirono a ricostruire l'anatomia interna della sua cresta. Questa struttura possedeva al suo interno tre paia di tubi che nel complesso formavano una cassa di risonanza lunga quasi tre metri. Gli studiosi ricostruirono digitalmente questo corno per poi simulare il passaggio dell'aria al suo interno, generando un suono paragonabile alla vocalizzazione del casuario australiano. Una sorta di mugito con una bassa frequenza, ideale per farsi sentire tra la vegetazione delle foreste pluviali del Cretaceo. Ma chi è stato il primo animale capace di far sentire davvero la sua voce? Sfortunatamente non sono i dinosauri ad aggiudicarsi questo primato, anche se non si può dire che non si siano impegnati.

Nella storia della vita sul nostro pianeta, il primo ad aver avuto il coraggio di salire sul palcoscenico a far sentire la sua voce è stato un animale molto più piccolo del dinosauro, il grillo ancestrale. 
La più antica testimonianza della sua voce risale a 270 milioni di anni fa, corrispondente al Permiano, l'ultimo periodo del Paleozoico. A suonare è l'ala del grillo ancestrale, in cui si vede e si sente l'organo di stridulazione, ovvero una nervatura dotata di dentelli, in grado di produrre un suono grazie allo sfregamento con l'altra ala, che funziona un po' come un plettro.
Gli insetti sono stati i primi animali delle terre emerse a comunicare tramite onde sonore. Ma come e da dove provengono i loro suoni? Grilli e cavallette, del sottordine degli insiferi, sfregano tra loro strutture presenti sulle tegmine, le rigide ali anteriori. Le cavallette del gruppo dei celiferi, come le locuste, usano le zampe per emettere suoni. Le cicale, invece, possiedono organi speciali alla base dell'addome, chiamati timballi, membrane che contraendosi producono il suono più forte tra gli insetti. Pensa, la specie australiana supera i 100 decibel, la stessa potenza del rombo di un tuono. Talmente forte che le stesse cicale devono proteggere il proprio apparato uditivo per non rimanerne assordate.

Nello stesso periodo in cui gli insetti cominciarono a ronzare e a frinire, anche i vertebrati iniziarono a emettere suoni grazie a un organo fonatorio, la laringe. 
Ti chiederai com'è fatta? Al suo interno sono presenti le corde vocali, membrane che producono vibrazioni sonore quando vengono colpite dall'aria che esce dai polmoni. Queste vibrazioni vengono amplificate dalle cavità superiori della laringe, mentre lingua, denti, palato e labbra articolano i suoni.
La laringe è presente in anfibi, rettili e mammiferi di oggi. Quindi sì, ce l'hai anche tu! 
Nella parte superiore delle vie aeree e probabilmente risale a circa 300 milioni di anni fa. Si sa poco di queste prime fasi della vocalizzazione dei vertebrati, anche perché la laringe è costituita da cartilagine che generalmente non si conserva bene. Quello che sappiamo è che a partire da circa 230 milioni di anni fa, durante l'era mesozoica, gli animali vertebrati svilupparono un'ampia gamma di abilità vocali. Fu allora che il mondo divenne davvero rumoroso. 
I primi vertebrati a cantare sull'ambiente terrestre furono gli anfibi. I maschi di rane e rospi possiedono corde vocali e pieghe cutanee della gola dette sacche vocali. Tenendo la bocca chiusa spingono l'aria avanti e indietro, producendo i caratteristici gracidii, diversi per ogni specie. 

Ma adesso torna un momento col pensiero ai dinosauri. 

Circa 150 milioni di anni fa essi vivevano sulla Terra ed è da loro che ebbero origine gli uccelli odierni, comparsi sulla Terra in tempi molto più recenti. 
Negli uccelli, vicino ai rami dei bronchi, si è sviluppato un nuovo organo fonatorio, la siringe, una sorta di tubo formato da cartilagini e membrane. La siringe più antica è stata trovata in Antartide, in un uccello fossile simile alle anatri attuali, il Vegavis iaai. Si tratta di una specie estinta risalente a circa 66 milioni di anni fa, in cui è stata individuata una struttura fonatoria che permetteva di emettere il tipico richiamo di anatre ed oche. La siringe è assente negli avvoltoi delle americhe, che si limitano a grugnire e sibilare, mentre è molto complessa negli uccelli canori.

Alcune specie possono persino controllare separatamente la parte destra da quella sinistra, cantando con due voci contemporaneamente. In musica questo fenomeno si chiama polifonia. 
Pensa un po' come cambierebbe il tuo modo di comunicare se anche tu riuscissi ad emettere più voci contemporaneamente. Per gli antichi i canti degli uccelli erano portatori di messaggi da parte degli dèi e molto probabilmente l'uomo è iniziato a comporre la musica e la poesia ispirato da loro. Nei paesaggi sonori attuali i canti degli uccelli costituiscono un elemento caratterizzante, sia in ambienti naturali che in aree urbani e rurali. Pensa a quanto siamo abituati a sentirli cantare durante tutta una giornata, così tanto che spesso non ci si bada! Ma se inizi a prestare attenzione, attenzione veramente al loro canto, potrai piano piano sentirne le differenze ed iniziare a distinguere un uccello da un altro. Vediamone alcuni! 
L'usignolo, l'uccello canoro per eccellenza, è in grado di comporre 260 tipi di strofe diverse e con il suo canto melodioso ha affascinato musicisti e poeti fin dall'antichità. Lo storno, invece, ha una memoria sonora portentosa, in grado di memorizzare e riprodurre nuovi canti in qualsiasi momento della sua vita. 

Ora fermati! Chiudi gli occhi, se puoi. Prenditi un momento per ascoltarli cantare.

Uno studio dell'Università della California ha indagato su quanto siano importanti i canti degli uccelli per il benessere psicofisico dell'uomo. I risultati hanno dimostrato che sentire i canti di diverse specie di uccelli durante una passeggiata riduce l'ansia e lo stress e porta ad una maggiore sensibilità verso i luoghi frequentati. Insomma, il canto degli uccelli crea un ponte prezioso tra noi e la natura, favorendo la connessione tra gli esseri umani e il resto dell'ecosistema.

E i mammiferi? I primi esemplari risalgono a circa 200 milioni di anni fa e con essi i loro suoni caratteristici come cinguetti, ringhi e sibili. 
I mammiferi utilizzano i segnali acustici soprattutto per regolare le interazioni sociali, per esempio nell'ambito della riproduzione o della competizione per il territorio. Un esempio? 
Nel cervo rosso i maschi competano tra loro per le femmine usando diversi tipi di minacce prima di ricorrere allo scontro fisico, come i bramiti, vocalizzazioni profonde emesse grazie alle corde vocali spessite. L'altezza del suono è correlata alle dimensioni del corpo, alla capacità di combattere e al successo riproduttivo, permettendo ai contendenti di valutare la forza dell'avversario per decidere se impegnarsi o meno in uno scontro. C'è qualcosa che accomuna i bramiti dei cervi a noi esseri umani. La laringe abbassata, caratteristica degli umani adulti, è presente anche nel cervo rosso, che durante il bramito abbassa la laringe fino allo sterno, allungando il tratto vocale per attrarre le femmine, che preferiscono bramiti più profondi. 
Anche nell'uomo la laringe è più bassa nei maschi e alcuni studi hanno dimostrato che gli uomini modulano l'altezza della voce quando competono in campo amoroso. Chi si sente superiore parla con un tono più grave, mentre chi si percepisce come dominato assume una voce più acuta per stabilire la gerarchia evitando conflitti diretti. 

Ma veniamo al mammifero che più popola leggende, favole e storie di paura. Il lupo.
 
I lupi sono monogami e vivono in branco,  con rapporti sociali complessi che richiedono un'elevata capacità di comunicazione. Abbai, ringhi e guaiti vengono utilizzati per trasmettere diversi messaggi ed emozioni, ma il vocalizzo più conosciuto è sicuramente l'ululato. Quando ululano in branco i lupi armonizzano, ognuno emette una nota diversa, così da sembrare più numerosi. Le funzioni dell'ululato sono molteplici, dal raduno del branco prima e dopo la caccia alla segnalazione di un pericolo, soprattutto se riguarda la tana con i cuccioli. Un lupo separato dal suo branco utilizza un ululato solitario. Se i compagni lo sentono e rispondono, il lupo smarrito replica a sua volta con una serie di suoni profondi e regolari per indicare la sua posizione.

I mammiferi marini spesso utilizzano i suoni per comunicare, sfruttando il fatto che il suono sott'acqua è cinque volte più veloce e può propagarsi fino a centinaia di metri, o addirittura chilometri. Come si fa a cantare sott'acqua? Le balene hanno uno dei più complessi sistemi di comunicazione nel regno animale. Ma come fanno? L'aria passa dai polmoni attraverso la laringe, emettendo suoni a bassa frequenza. Una volta raccolta in una specie di sacca, ritorna quindi ai polmoni. Lo sapevi? 
I più canterini tra le balene sono i maschi di megattera, che durante la stagione riproduttiva cantano per attirare le femmine. 

Appuntamento al buio:
Alcuni animali che si spostano in ambienti o in momenti in cui la vista è limitata hanno sviluppato la capacità di individuare gli ostacoli, prede e pericoli sfruttando le onde sonore. Attraverso l'emissione di ultrasuoni e la percezione del suono che rimbalza sull'ostacolo si genera un eco che ritorna all'organo uditivo consentendo all'animale di ricostruire un'immagine dello spazio circostante senza vederlo. Questa capacità si chiama ecolocazione. I pipistrelli, o chirotteri, sono il gruppo di animali più noto per l'utilizzo dell'ecolocazione sia per orientarsi che per cacciare. Come fanno i pipistrelli a emettere gli ultrasuoni? I pipistrelli emettono suoni dalla bocca e dal naso grazie ad una laringe modificata per la presenza di membrane molto sottili associate alle corde vocali. Anche il sistema uditivo è modificato con recettori specializzati e padiglioni auricolari in genere molto sviluppati. Pensa che alcuni pipistrelli hanno modificato la tecnica di caccia per non farsi sentire dalle prede.

Relazione a distanza:
Lo sapevi che gli elefanti emettono brontolii infrasonici? Gli elefanti comunicano molto tra loro e lo fanno anche a distanza di qualche chilometro. Gli elefanti africani emettono 25 tipi diversi di suoni dei quali 15 sono infrasuoni al di sotto della soglia di udibilità umana. Il vocalizzo più comune è il ruggito usato per avvisare il branco di pericoli imminenti o per richiamare l'attenzione su importanti scoperti di cibo o di acqua.

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Biofonia

Ci troviamo nella sala 2 della mostra Sound Diversity, la voce della biodiversità. Questa sala è dedicata alla biofonia, cioè ai suoni prodotti dagli esseri viventi. 
Il tavolo che hai di fronte presenta a destra il modello bassorilievo ingrandito di circa 4 volte di un grillo campestre e a sinistra la riproduzione dell'ala ingrandita 10 volte di un insetto ancestrale, chiamato Permostridulus, vissuto 270 milioni di anni fa. 

Comincia dalla riproduzione del grillo campestre. Partendo da destra, puoi toccare le due antenne, lunghe e sottili, e la sua testa, grande e globosa. Proseguendo verso sinistra, segui la linea del corpo, corto e appiattito, dotato di ali con nervature spesse. Il grillo maschio, sfregando le sue ali, produce un suono che ha la funzione di attirare le femmine nella sua tana per l'accoppiamento. Il canto dei grilli ha quindi funzione riproduttiva. Seguendo il profilo del corpo, puoi sentire le zampe e notare che la zampa posteriore è più lunga e robusta delle altre, serve per saltare, si tratta di un adattamento legato alla locomozione. 
In fondo all'addome ci sono due piccoli filamenti, si chiamano cerci, e hanno funzione di organi sensoriali. Il grillo, come tutti gli insetti nella fase adulta, ha il corpo diviso in tre parti, testa, torace e addome, ha sei zampe, due antenne e quattro ali. 

Se prosegui a sinistra, trovi la riproduzione di un'ala di Permostridulus, una sorta di grillo ancestrale. Le sue ali sono la prima testimonianza fossile di un organo avente la funzione di produrre suoni per comunicare. L'ala è stata ingrandita di dieci volte per permetterci di vedere e sentire meglio la sua forma e le sue nervature. Partendo dalla parte più sottile, che è quella fissata al corpo dell'animale, potrai sentire che una delle nervature è più spessa delle altre. Secondo i paleontologi, questo ispessimento serviva per produrre un suono quando le ali venivano sfregate. Nei grilli maschi attuali, la nervatura non è solo ispessita, ma anche dotata di dentelli.

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Paesaggi sonori

Cerca di ricordare, prova a porre la tua attenzione ai suoni che ci circondano durante il corso delle giornate. L'ambiente è carico di suoni, il vento tra gli alberi, il traffico, le voci, tutto ciò che sentiamo forma il paesaggio sonoro. Questo termine fu inventato dal musicista e compositore canadese Murray Schafer che descrisse il paesaggio sonoro come un qualsiasi campo di studio acustico, una composizione musicale, un programma radio o un ambiente.

Bernie Krause, musicista e studioso, ci aiuta a fare chiarezza dividendo i suoni di un dato ambiente in tre categorie: biofonia, geofonia e antropofonia.
-La biofonia comprende i suoni generati dagli esseri viventi che abitano un dato spazio, come i cinguettii degli uccellini, il gracidio delle rane o il bramito dei cervi.
-La geofonia è generata da elementi non viventi che fanno parte del paesaggio naturale, come il vento, la pioggia o lo scorrere di un fiume.
-L'antropofonia include tutti i suoni generati dall'uomo in un certo ambiente, da quelli fisiologici, come la voce, a quelli incidentali, come il suono dei passi o il fruscio dei vestiti, fino ai rumori elettromeccanici, come quello di un'automobile, o quelli controllati, come la musica.

Vivendo immersi in un ambiente sempre più saturo di suoni e rumori di ogni tipo, è importante avere gli strumenti giusti per poterli analizzare.
-La bioacustica è la scienza che si occupa di analizzare suoni e richiami emessi dalle singole specie.
-L'ecologia acustica, invece, è la scienza che studia le componenti acustiche di un dato ambiente e che indaga in modo scientifico l'intero paesaggio sonoro al fine di ottenere dati importanti per lo studio dell'ecologia.

Ogni specie, nel tempo, si è adattata alle caratteristiche acustiche peculiari del proprio habitat, unendo la propria voce a quella degli altri organismi, con l'obiettivo di propagarla il più lontano possibile. Hai mai avuto l'impressione che la voce dell'uomo stesse sovrastando tutte le altre voci? Alcuni dei paesaggi sonori che possiamo ascoltare oggi sono a rischio e potrebbero diventare i fossili di domani.
Combinazioni uniche di suoni che potrebbero scomparire per sempre a causa della mancata protezione di habitat fragili e questo non si riflette solo sulla perdita di biodiversità ma anche sulla nostra salute. L'integrità dei paesaggi sonori naturali è indispensabile per noi quanto l'acqua pura, l'aria pulita e il suono incontaminato un valore fondamentale per il nostro benessere da proteggere e conservare.

Oggi la biodiversità si riduce a un ritmo più elevato rispetto al naturale succedersi delle specie. Siamo di fronte a una vera e propria sesta estinzione.
Le principali minacce per la biodiversità sono: il degrado degli habitat naturali, che vengono distrutti e frammentati per rispondere alle esigenze economiche e sociali dell'uomo, l'inquinamento, che altera i cicli vitali delle specie, e i cambiamenti climatici, che modificano la distribuzione delle specie sul pianeta in conseguenza alle mutate condizioni dei loro habitat.

Le specie che vengono trasportate in aree geografiche diverse da quelle originarie, le cosiddette specie alloctone, mettono in difficoltà gli organismi locali sottraendo risorse limitate, diffondendo nuove malattie e in alcuni casi attuando una predazione che sbilancia gli equilibri ecosistemici. L'uomo infine incide direttamente sulle specie animali con azioni di caccia e pesca eccessive.

Paura eh?

Che fare per provare a contrastare tutto questo? Per fermare la perdita di biodiversità si cerca di conservare le specie e gli ecosistemi e la prima azione che si compie è il monitoraggio, anche bioacustico. Gli studi di bioacustica, infatti, permettono di monitorare l'aspetto sonoro degli ecosistemi e rilevarne i cambiamenti.
Un esempio è il fenomeno dell'acidificazione degli oceani, causata dall'aumento dell'anidride carbonica in atmosfera, che riduce l'assorbimento sonoro dell'acqua aumentando il rumore di fondo e mettendo in difficoltà la comunicazione e l'orientamento dei mammiferi marini. Grazie alle conoscenze derivanti dalle indagini sugli habitat è possibile creare aree naturali protette e promuovere modi sostenibili di utilizzare le risorse naturali.

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l’acqua e il suono

Che pace che dà il silenzio sott'acqua! Ma quale silenzio?
A differenza di quello che si potrebbe pensare, il mondo sottomarino non è per nulla silenzioso. Il suono sott'acqua è cinque volte più veloce e può propagarsi fino a centinaia di metri o addirittura chilometri. Queste caratteristiche hanno avvantaggiato in molti organismi marini lo svilupparsi del senso dell'udito rispetto a quello della vista.

E allora sott'acqua che cos'è che si sente? Ti presento il coro dei pesci. I pesci emettono vari suoni, inclusi grugniti, gracidii, click e schiocchi, che vengono utilizzati per attirare i compagni e per allontanare i predatori. Per la produzione sonora utilizzano lo sbattere della coda o delle pinne, lo sfregamento o percussione di parti del corpo come denti e opercoli e la compressione della vescica natatoria.
Come la sera le rane gracidano vicino agli stagni, così nelle ore crepuscolari i cori degli scorfani risuonano nelle praterie sottomarine del Mediterraneo.

Anche i crostacei si fanno sentire. Alcuni di loro producono suoni a scopo di difesa o per procurarsi il cibo attraverso la stridulazione, ovvero lo sfregamento di due parti del corpo insieme. Altri, come il gambero pistola, usano la cavitazione, prodotta dallo scoppio di una bolla che si crea quando la chela più grande si apre e si chiude rapidamente. In questo modo producono uno dei livelli di pressione sonora sottomarina più intensi mai registrati. Ultimi sì, ma non per importanza, i mammiferi marini. Essi emettono suoni che vengono utilizzati per la comunicazione, per l'alimentazione e la navigazione.

Gli odontoceti, cetacei dentati, producono un'ampia varietà di suoni, la maggior parte dei quali ad alta frequenza, attraverso un sistema di sacche d'aria e tessuti molli specializzati, che vibrano mentre l'aria si muove nelle cavità nasali. Il suono prodotto viene incanalato attraverso i grassi del melone.
-Fermati, lo so che stai pensando al frutto, non sto parlando di quello, dai, concentrati.-
Il melone degli odontoceti è una sacca presente nella parte anteriore della testa. La sua forma può essere modificata dall'animale per produrre un raggio sonoro stretto o ampio.
Secondo gli studi del progetto CETI, Cetacean Translation Initiative, i click tipici dei capodogli rappresentano un sistema di scambio di informazioni che potrebbe essere più avanzato di quanto si crede. Gli scienziati sospettano infatti che possano esserci diverse centinaia di possibili combinazioni di click che costituiscono una sorta di alfabeto fonetico.

A differenza degli odontoceti, i misticeti, cetacei con i fanoni, utilizzano solo la laringe per la produzione del suono. All'interno della laringe è presente una spessa piega di tessuto a forma di U, a contatto con un cuscinetto di grasso. I misticeti contraggono i muscoli della gola e del torace, provocando il flusso d'aria tra i polmoni e il sacco laringeo, facendolo vibrare e producendo onde sonore a bassa frequenza.

I canti delle balene sono una delle più complesse e straordinarie forme di comunicazione del regno animale, conosciuti e studiati da decenni, ma anche parte integrante della cultura popolare.

Nel 1970 il biologo statunitense Roger Payne raccolse le registrazioni dei canti delle megattere ed ebbe l'idea di farne un disco che ebbe un impatto enorme nel sensibilizzare l'opinione pubblica sulla necessità di fermare la caccia alle balene.

Songs of the Humpback Whale diventò il disco di suoni naturali di maggior successo di sempre e diffuse nel pubblico una profonda consapevolezza dei modi in cui comunicano gli animali più grandi al mondo. Grazie all'uscita dell'album nel 1986, dopo secoli di persecuzioni, è stata finalmente abolita la caccia commerciale alle balene.
"I started playing humpback whale sounds to friends and other small audiences and soon it became very clear that these sounds moved people deeply, Roger Payne.

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Il grillo del focolare

Hai mai sentito parlare del grillo del focolare? - No? - Proviamo così. 
C'era una volta - "un re" - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato, c'era una volta un grillo. 

Il grillo è un personaggio piuttosto popolare nei racconti. Compare nei modi di dire, in numerose favole e perfino in un racconto di Dickens. E naturalmente ha un ruolo importantissimo in Pinocchio, dove rappresenta la coscienza del burattino. Ma cosa ci fa un grillo in casa? 
Un tempo il canto del grillo si udiva anche in cucina e in salotto. Era il grillo del focolare. Questa specie notturna ama il calore e si nutre di resti organici come gli avanzi di cibo, per esempio. Per questo è attirata dagli ambienti in cui vive l'uomo. Una volta era comune trovare il grillo del focolare nei luoghi più caldi della casa, per esempio nei pressi del caminetto. Proprio come il grillo parlante. 

Oggi il grillo del focolare è quasi scomparso dalle nostre vite, e non a causa di una martellata da parte di Pinocchio - "chetati grillaccio del malagurio!" - ma, del nostro stile di vita.
Oggi le case sono più pulite, più isolate rispetto all'esterno e le sostanze inquinanti riducono la presenza di questo insetto perfino in campagna. Al suo posto si è diffusa la specie grillomorfa dalmatina, il grillo delle cantine, che preferisce gli ambienti più umidi e che non canta. Un abitante più schivo, che passa inosservato, distante dalla nostra quotidianità.

Così le serate di primavera non ospitano più il canto dei grilli. Com'è diverso il paesaggio sonoro delle nostre giornate rispetto a quello dei nostri bisnonni.

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Indri, il lemure cantante.

Indri, il lemure cantante.
L'Indri è un primate del gruppo dei lemuri e vive in Madagascar, la sua principale caratteristica è il canto, cioè la produzione di lunghe sequenze di suoni complessi emessi in gruppo, in modo corale. Il canto è usato dall'Indri per segnalare la posizione di un gruppo nel proprio territorio o allo scopo di rendere coeso il gruppo.
Ma cosa lo rende così particolare? Semplice, il ritmo. 

L'Indri è l'unico lemure capace di comporre delle sequenze sonore ritmate con duetti e cori armonizzati, il canto dell'Indri è proprio come il canto umano. 
Nell'uomo esiste una sorta di ritmo universale ossia una struttura ritmica che si riscontra in tutta la musica del genere umano. Quello che hanno scoperto i ricercatori è che nei canti dell'Indri sono identificabili dei ritmi generati da suoni che hanno esattamente la stessa durata come il tic-tac di un metronomo, per esempio, oppure un ritmo doppio, in cui alcune note, hanno una lunghezza doppia rispetto alle altre. 
La conclusione dei canti inoltre spesso è fatta con un ritmo gradualmente più lento dato dal prolungarsi delle note finali.

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